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Crisi Avvocatura, presa di posizione dei professionisti agrigentini

La cancellazione dall’Albo degli Avvocati prevista nel caso in cui non vengano corrisposti i contributi previdenziali alla Cassa Forense, sta provocando reazioni a catena in tutta Italia. Anche ad Agrigento, molti avvocati, a prescindere dall’età e dall’anzianità maturata, hanno preso una netta posizione contro una normativa che ritengono palesemente iniqua ed ingiusta

La cancellazione dall’Albo degli Avvocati prevista nel caso in cui non vengano corrisposti i contributi previdenziali alla Cassa Forense, sta provocando reazioni a catena in tutta Italia.

Anche ad Agrigento, molti avvocati, a prescindere dall’età e dall’anzianità maturata, hanno preso una netta posizione contro una normativa che ritengono palesemente iniqua ed ingiusta, decidendo di stabilire un contatto diretto con i numerosi movimenti sorti su tutto il territorio nazionale, al fine di intraprendere iniziative congiunte atte a correggere e cancellare le storture della normativa vigente.

In rappresentanza del gruppo agrigentino intervengono gli avvocati Barbara Garascia e Carla Terrasi.

«La legge forense - ha detto Barbara Garascia - subordina la permanenza dell’iscrizione all’Albo degli Avvocati all’esercizio della professione in modo “effettivo, continuativo, abituale e prevalente”. Ai sensi del nuovo regolamento di attuazione della predetta legge, per rimanere iscritto all’Albo, l’avvocato deve dimostrare la congiunta sussistenza di determinati requisiti tra cui: il pagamento di contributi annuali dovuti alla Cassa di previdenza forense, il pagamento di contributi dovuti al Consiglio dell’Ordine, la stipula di una polizza assicurativa per la professione, l’uso di locali e linea telefonica destinati allo svolgimento professionale, essere titolare di partita Iva, posta certificata e aggiornamento professionale. Condizioni che incidono pesantemente sull’esercizio dell’attività professionale, di natura esclusivamente economica in palese violazione dei principi Costituzionali. Ma ciò che risulta assolutamente inaccettabile - precisa l'avvocato - è l’imposizione dell’iscrizione obbligatoria per tutti gli avvocati alla Cassa nazionale di Previdenza e assistenza forense e l’obbligo di corrispondere eccessivi contributi previdenziali a prescindere dal reddito prodotto, pena la cancellazione dall’Albo Professionale. Tutto ciò in spregio al merito, al sacrificio, alla serietà, ed all’investimento in sogni, speranze e legittime aspirazioni che ha coinvolto tanti giovani e le loro famiglie. In tempi come quelli attuali, anziché agevolare l’inserimento nel mondo lavorativo si creano nuovi disoccupati, trasformando l’avvocatura in una casta professionale il cui accesso e la successiva permanenza è garantito solo dal fattore economico, mortificando il merito, l’intelletto e la capacità professionale».

Per Carla Terrasi «in sintonia con quanto sta avvenendo nel resto di Italia con la nascita di movimenti spontanei con cui siamo in costante collegamento, abbiamo costituito anche ad Agrigento un gruppo di avvocati determinato a correggere le storture di sistema predisponendo iniziative che preliminarmente rendano coesa la nostra categoria rafforzando il dissenso ed il rifiuto delle imposizioni di scelte calate dall’alto. Avvertiamo la necessità di far sentire il nostro disagio e di combattere per il riconoscimento di un diritto: quello al lavoro, fondamentale per la crescita di un Paese nella sua globalità. Pertanto, a tal fine, abbiamo predisposto un documento programmatico da cui si evincono le nostre finalità che, sottoscritto dai colleghi della provincia, verrà sottoposto all’attenzione dei competenti organi e rappresenterà in modo costruttivo un proficuo punto di partenza a tutela della categoria».

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