Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Cresta sui biglietti e deviazioni arbitrarie dei tragitti, rinviati a giudizio 10 autisti della Tua

Sono accusati di truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio: l'inchiesta scaturisce da una denuncia dell'azienda del trasporto urbano che si è costituita parte civile

Un bus della Tua

Rinviati a giudizio per truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio. Secondo il giudice per l'udienza preliminare Micaela Raimondo, le accuse a carico di dieci autisti della Tua - azienda del trasporto pubblico urbano -, di avere fatto la cresta sulla vendita dei biglietti a bordo e avere deviato i tragitti per esigenze personali, vanno approfondite in un dibattimento.

La prima udienza è stata fissata per il 22 novembre davanti al giudice Agata Anna Genna. La Tua, che ha ingaggiato un investigatore privato per raccogliere prove contro i suoi dipendenti, denunciandoli in Procura, si è costituita parte civile.

Non lo ha fatto, invece, il Comune di Agrigento che, comunque, qualora decidesse di farlo, sarebbe ancora in tempo. Sul banco degli imputati siedono Maurizio Buttigè, 52 anni; Maurizio Camilleri, 52 anni; Giuseppe Danile, 60 anni; Giuseppe Donisi, 52 anni; Vincenzo Falzone, 53 anni; Giuseppe Lattuca, 59 anni; Michelangelo Nasser, 57 anni; Andrea De Carmelo Russo, 59 anni; Giuseppe Trupia, 54 anni e Angelo Vaccarello, 53 anni, quest'ultimo consigliere comunale da molti anni.

La vicenda è sfociata in numerose contestazioni aziendali prima e nei licenziamenti poi. Il percorso processuale, però, ha portato finora all’accoglimento delle tesi dei dipendenti. A Buttigè, Camilleri, Danile, Falzone, Lattuca, Russo e Vaccarello si contesta di avere venduto a bordo dei mezzi dei titoli di viaggio a un prezzo maggiore e non vendibili, di avere omesso la stessa registrazione della vendita e, soprattutto, di avere riciclato i biglietti vendendoli più volte senza obliterarli al fine di incassare la differenza oppure incassando i soldi senza neppure consegnarli.

Donisi, Nasser e Trupia sono accusati di interruzione di pubblico servizio perché, in tre circostanze, nell'estate del 2017, anno al quale si riferiscono tutte le contestazioni, avrebbero deviato il tragitto previsto, anche omettendo alcune fermate e lasciando gli utenti a piedi, per proprie esigenze personali.
 

I difensori - gli avvocati Daniela Posante, Tanja Castronovo, Gerlando Alonge, Leonardo Marino, Teresa Chiara Caroselli e Alessandro Rampello - per sei udienze hanno provato a convincere il giudice, anche con produzioni di documenti, a rigettare la richiesta del pm Gloria Andreoli di disporre il rinvio a giudizio.

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