Il riesame sul crac Pelonero: "Nessuna associazione a delinquere, episodi vecchi per giustificare arresti"

I giudici del tribunale della libertà depositano le motivazioni del provvedimento di annullamento dell'ordinanza che ha fatto scattare l'operazione "Malebranche"

La finanza esegue il sequestro

"Non sono stati offerti elementi sufficienti a fare emergere la gravità indiziaria in relazione al reato associativo". Quanto ai singoli reati contestati di bancarotta fraudolenta e riciclaggio, inoltre, "risalgono ai lontani 2013 e 2016 e tale considerevole lasso di tempo impedisce di individuare un significativo rischio di ripetizione del comportamento criminoso".

I giudici del tribunale della libertà, un mese esatto dopo il dispositivo, depositano le motivazioni del provvedimento con cui avevano ordinato l'annullamento dell'intera ordinanza cautelare nei confronti dei nove componenti della famiglia Sferrazza, finiti agli arresti domiciliari insieme alla commercialista del gruppo Pelonero, con l'accusa di avere fatto sparire migliaia di euro da un'azienda all'altra attraverso dei fallimenti pilotati sottraendo soldi e mezzi a fornitori ed erario. 

L'operazione, al termine di un'indagine condotta sul campo dalla Guardia di Finanza, era scattata all'alba del 30 luglio. L'ordinanza cautelare è stata firmata dal gip Luisa Turco su richiesta dei pubblici ministeri Alessandra Russo e Paola Vetro. Agli arresti domiciliari erano finiti Gaetano Sferrazza, 78 anni; i figli Gioachino, 54 anni con la moglie Maria Teresa Cani, 54 anni e i figli Gaetano e Fabiana, 29 e 26 anni; Diego, 51 anni con la moglie Giovanna Lalicata, 51 anni e i figli Clelia e Gaetano, 23 e 28 anni e la commercialista Graziella Falzone, 53 anni.

Contestualmente agli arresti è scattato pure il sequestro delle quattro aziende ancora in attività e dei dieci negozi di articoli per la casa e da regalo che sono rimasti aperti dopo essere stati affidati all'amministrazione giudiziaria. 

Il riesame, adesso, ha depositato le motivazioni dei primi due provvedimenti di scarcerazione (i sequestri non sono stati ancora impugnati) relativi alle posizioni di Maria Teresa Cani e Clelia Sferrazza. Il ragionamento dei giudici, che hanno accolto il ricorso dei difensori (la ragazza è difesa dall'avvocato Daniela Posante, la zia dai legali Giovanni Castronovo e Chiara Proietto), è semplice: non esiste alcuna associazione a delinquere.

"Il fatto che siano stati realizzati più delitti di bancarotta nell'ambito dello stesso nucleo familiare - scrive il presidente del collegio Bruno Fasciana - non è sufficiente a fare emergere la stabile partecipazione a un sodalizio. L'intera vicenda - aggiungono - è connotata da aspetti di estemporaneità". 

Sulle singole accuse non viene fatta alcuna valutazione circa la sussistenza dei gravi indizi perchè i fatti sono troppo datati per giustificare una misura cautelare e "le altre valutazioni, in questa fase, sono superflue".  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: la Sicilia diventa zona gialla, Musumeci: "Non è un liberi tutti"

  • Coronavirus e zona "gialla", ecco tutte le regole in vigore da domani

  • Incidente sulla statale 115: scontro fra auto e furgone, morta una 59enne di Licata

  • L'incubo deviazione è finito: dopo 2 anni e 2 mesi riapre la galleria Spinasanta

  • Coronavirus, 4 morti fra Campobello, Palma e San Biagio: tornano ad aumentare i contagi

  • Coronavirus, il bollettino dell'Asp: 88 nuovi positivi, 6 ricoverati e 2 vittime

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento