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Operazione Malebranche

Il crac milionario del gruppo Pelonero, due giudici sono incompatibili: slitta l'avvio del processo

Il presidente della prima sezione e un giudice a latere hanno già trattato il procedimento e non possono celebrare il dibattimento

Il presidente della prima sezione penale Alfonso Malato e il giudice a latere Giuseppa Zampino hanno già trattato il procedimento nella fase cautelare e chiedono di astenersi dalla trattazione: slitta l'apertura del dibattimento scaturito dall'operazione "Malebranche", che ipotizzava l'esistenza di un'organizzazione che avrebbe orchestrato una serie di operazioni di bancarotta legate al gruppo Pelonero.

Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, nei mesi scorsi, ha disposto l'approfondimento dibattimentale per 19 dei 20 imputati ai quali si contesta di avere realizzato un crac da 5 milioni di euro. L'inchiesta, il 30 luglio del 2020, ha fatto finire 10 persone agli arresti domiciliari. Oltre ai componenti della famiglia Sferrazza, che gestisce da anni la catena di negozi di articoli da regalo, casalinghi e giocattoli, era stata accusata di far parte dell'associazione a delinquere pure la commercialista Graziella Falzone: l'imputata è l'unica che sarà giudicata a parte in seguito alla richiesta dei suoi legali Santo Lucia e Salvatore Falzone di essere processata con rito abbreviato. Il gup ha deciso l'approfondimento dei fatti in dibattimento per i soli reati di bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio escludendo l'accusa di associazione a delinquere.

Il sistema ipotizzato dagli inquirenti era quello classico delle bancarotte: le aziende del gruppo, quando raggiungevano il massimo volume di affari, secondo l'accusa, venivano svuotate di beni e risorse che venivano fatte confluire su un'altra azienda del gruppo. Il tribunale del riesame e la Cassazione hanno annullato tutte le misure cautelari personali. Le imprese, però, sono tuttora sotto sequestro.

Sotto accusa i titolari del gruppo, la commercialista e vari amministratori e soci che si sono alternati negli anni e avrebbero, secondo l'accusa, agevolato il sistema dei fallimenti pilotati. Si tratta di: Gaetano Sferrazza, 80 anni; Diego Sferrazza, 53 anni; Gioachino Sferrazza, 56 anni; Gaetano Sferrazza, 32 anni; Fabiana Sferrazza, 28 anni; Gaetano Sferrazza, 30 anni; Clelia Sferrazza, 25 anni; Teresa Maria Cani, 56 anni; Lorena Argento, 35 anni; Giovanna Lalicata, 53 anni; Graziella Falzone, 55 anni; Mariella Mamo, 40 anni; Veronica Vassallo, 35 anni; Giulia Di Marco, 53 anni; Cristian Amato, 29 anni; Assuntina Lupo, 57 anni; Nicolò Zambuto, 69 anni; Calogera Licata, 68 anni e Salvatore Noto, 41 anni.

I giudici, che non avrebbero comunque potuto aprire il dibattimento perchè alcune notifiche non si erano perfezionate, hanno aggiornato all'udienza del 17 aprile quando, probabilmente, ci sarà l'assegnazione del fascicolo ad un'altra sezione. 

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