Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Covid, stop ad AstraZeneca: cosa succede con la seconda dose di un vaccino diverso?

Secondo il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, ci sono "tutti i presupposti per ipotizzare che combinare due tipologie di siero non porti alcuno svantaggio ma anzi qualche vantaggio" 

(foto ANSA)

Dopo lo stop al vaccino AstraZeneca per gli under 60, sono molti i pazienti che, dopo essersi già sottoposti alla prima dose, dovranno effettuare la seconda con un siero differente. Ma cosa succede quando ci vengono somministrati due vaccini differenti? Secondo quanto affermato in conferenza stampa da coordinatore del Cts, Franco Locatelli, ci sono "tutti i presupposti per ipotizzare che combinare due tipologie di vaccini non porti alcuno svantaggio ma anzi qualche vantaggio". Con AstraZeneca adesso riservato alle persone con più di 60 anni, quelle con età inferiore che hanno fatto la prima dose con AstraZeneca, per la seconda dovranno optare per Pfizer o Moderna. Ma cosa sappiamo sui possibili effetti? Ci sono dei rischi o dei vantaggi?

''Approccio con vaccini diversi potrebbe essere più efficace''

Risposte confortanti arrivano da Guido Rasi, ex direttore generale dell'Agenzia europea dei medicinali Ema e attualmente consulente del commissario Figliuolo: "Ritengo la soluzione della vaccinazione eterologa, ovvero utilizzando per la seconda dose un vaccino diverso da AstraZeneca per chi ha fatto la prima dose di questo immunizzante, una soluzione ottima. Ciò perché si tolgono elementi di rischio e si aggiungono elementi di flessibilità alla campagna vaccinale".

"Da un punto di vista teorico dell'immunologia - ha spiegato Rasi all'Ansa- tale approccio è positivo, perché se il sistema immunitario riceve stimoli diversi per una stessa malattia, dunque da vaccini diversi, ci si aspetta che risponda in maniera ancora più efficace". Inoltre, aggiunge, "va considerato che Paesi come Germania, Spagna e Francia e anche la Gran Bretagna hanno già adottato la vaccinazione eterologa, quindi l'Italia non sarebbe la sola a intraprendere questo approccio. Vedo anche che i dati scientifici pubblicati in merito sono pochi, ma dal punto di vista teorico la vaccinazione eterologa dovrebbe essere efficace". 

''Rispetto alla seconda dose con AstraZeneca, finora sembrerebbe non essere mai stata implicata nella manifestazione di casi avversi gravi, ma anche su questo - sottolinea - non mi sembra ci siano dati consolidati . Quindi, tutto sommato, in questo momento di disponibilità di vaccini si possono veramente eliminare anche gli ultimi rischi minimali". In questo momento, afferma ancora Rasi, "il virus circola molto meno e abbiamo alternative vaccinali, dunque è tanto più possibile adottare questo approccio, ovvero la migliore strategia possibile rispetto all'obiettivo". Quanto alla mancanza di una pronuncia dell'Ema rispetto alla vaccinazione eterologa, "non credo che l'Ema si pronuncerà sulla questione. Infatti - chiarisce - l'Ema esprime pareri solo su esplicita richiesta delle case farmaceutiche , che mi sembra in questo caso improbabile, o se c'è una richiesta di parere specifico da parte di uno Stato membro o associazione scientifica accreditata. Non so se vi siano state richieste ufficiali di questo tipo, ma l'Ema ha titolo ad intervenire solo in queste tre circostanze".

Vaccini diversi, cosa dicono gli studi

Sui possibili effetti della vaccinazione eterologa esistono diversi studi. Secondo una ricerca realizzata da un team di scienziati spagnoli e pubblicata su Nature, il sistema del doppio vaccino dovrebbe essere più efficace. La ricerca ha coinvolto 663 persone che avevano già ricevuto una prima dose del vaccino AstraZeneca. Due terzi dei partecipanti allo studio, in modo casuale, hanno ricevuto dopo almeno 8 settimane il richiamo con il vaccino mRNA prodotto da Pfizer. Un gruppo di controllo di 232 persone non ha ancora ricevuto la seconda dose. Dopo la seconda dose, i partecipanti hanno iniziato "a produrre livelli di anticorpi molto più elevati rispetto a prima e questi anticorpi nei test di laboratorio sono stati in grado di riconoscere e inattivare Sars-CoV-2" rileva lo studio. "I partecipanti che non hanno ricevuto il richiamo non hanno registrato alcun cambiamento nei livelli di anticorpi". Non ci sono ancora dati sull'efficacia del mix di vaccini per prevenire il covid-19, ma è probabile che la combinazione funzioni bene. La risposta immunitaria  sembra simile, o addirittura migliore, rispetto agli studi condotti con lo stesso vaccino come prima e seconda dose. 

Cosa fanno gli altri Paesi con AstraZeneca?

In particolare, ci sarebbero ottimi risultati per i pazienti che, dopo una prima dose di AstraZeneca, effettuano la seconda con Pfizer. Una teoria di cui ha parlato anche Zhou Xing, immunologo alla McMaster University di Hamilton, in Canada, dove il governo ha deciso di adottare questa strategia:  ''Sembra che il vaccino Pfizer abbia potenziato notevolmente le risposte anticorpali nei vaccinati AstraZeneca monodose. Questa è una notizia meravigliosa. La risposta di Pfizer sembra essere persino più forte di quella generata dalla maggior parte delle persone dopo aver ricevuto due dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca''.

Esistono effetti collaterali?

Qualche dato, anche se soltanto preliminare, è arrivato da uno studio inglese pubblicato su Lancet, dove gli scienziati hanno sperimentato sia la somministrazione di una prima dose AstraZeneca e la seconda Pfizer che quella inversa.La buona notizia è che non sono stati rilevati particolari problemi per la sicurezza. Tuttavia, è bene sottolinearlo, è stato osservato un aumento delle reazioni avverse lievi come febbre, mal di testa e dolori. Nel dettaglio un volontario su 10 a cui sono stati somministrate due dosi di AstraZeneca a quattro settimane di distanza ha riferito febbre, ma con la combinazione AstraZeneca + Pfizer, in qualsiasi ordine, la percentuale è salita al 34%. Nell'articolo pubblicato su Lancet viene però spiegato che si tratta di dati "ottenuti in partecipanti di età pari o superiore a 50 anni" e nei gruppi di età più giovane la reattogenicità "potrebbe essere maggiore". Anche lo studio spagnolo non ha evidenziato problemi per la salute dei volontari. Anzi. In questo caso non è stato osservato neppure un aumento degli effetti collaterali lievi. Un risultato apparenemente in contrasto con la ricerca condotta nel Regno Unito.

Le altre sperimentazioni in corso

Esistono poi degli studi internazionali ancora in corso sul tema. All'Istituto nazionale della salute Usa (Nih) è partita una ricerca su 150 volontari parzialmente immunizzati che avevano ricevuto uno dei tre vaccini approvati negli Stati Uniti, ossia J&J, Moderna o Pfizer. A loro verrò somministrata la seconda dose con un vaccino differente. Il primo obiettivo dello studio è verificare la sicurezza di questo approccio e la potenza immunitaria. I primi risultati dovrebbero arrivare dopo l'estate. In Corea del Sud invece è stata avviata una sperimentazione sull'uso alternato di AstraZeneca, Moderna o Pfizer, mentre in Cina sono in corso degli studi sull'alternanza dei vaccini approvati nel Paese asiatico. Anche in Gran Bretagna sono in programma dei test su pazienti che sperimenteranno nel terzo richiamo un siero diverso da quello utilizzato per le prime due somministrazioni. Infine, anche in Italia, allo Spallanzani di Roma, è partita ad aprile una sperimentazione sulla seconda dose dopo il vaccino AstraZeneca.

Il caso del Canada

Merita un discorso a parte il Canada: il governo locale ha stabilito che da giugno sarà possibile richiedere un vaccino contro il covid diverso da quello inoculato nella prima somministrazione. Lo ha deciso l'Agenzia della Sanità Pubblica di Ottawa: chi ha ricevuto una dose di AstraZeneca potrà ricevere una seconda dose di uno dei due vaccini a Rna messaggero, Pfizer/BioNTech o Moderna, mentre chi ha ricevuto una prima dose di Pfizer/BioNTech potrà ricevere una seconda dose di Moderna e viceversa. 

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