Cronaca

Vaccini Covid: terza dose e un richiamo ogni anno, tutte le ipotesi

NIcola Magrini, presidente dell'Aifa, conferma che la popolazione più fragile - anziani e immunodepressi - potrebbe avere la priorità in termini di richiami: cosa si sa sinora

Prosegue il dibattito sulla terza dose di vaccino anti coronavirus, eventualità che si fa sempre più concreta soprattutto per alcune fasce di popolazione considerate maggiormente a rischio.

Tra gli ultimi a pronunciarsi in proposito c’è Anthony Fauci, virologo americano tra i massimi esperti di covid a livello mondiale, che si è detto “molto a favore” della terza dose per le persone più vulnerabili, e dunque immunodepressi e anziani. Questo perché, come spiegato alla Nbc, in questi soggetti la risposta immunitaria è più debole e la protezione del vaccino ha dimostrato di attenuarsi nel corso del tempo.

Dal punto di vista clinico e scientifico non ci sono ancora certezze definitive in proposito, ma anche in Italia la linea sembra la stessa: terza dose anticipata a una parte di popolazione, quella più fragile, come confermato sia da Nicola Magrini direttore generale dell’Aifa (che ha parlato anche di un richiamo ogni anno), sia dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. E una volta messa in sicurezza questa fascia, forse un richiamo annuale per tutti.

Aifa: "Richiamo annuale, prima i più fragili"

“Un richiamo anticipato non sarà per tutti, solo per gli immunodepressi come trapiantati, pazienti oncologici o coloro che fanno specifiche terapie immunosoppressive che è stato dimostrato beneficiano di una terza dose per raggiungere una buona immunità”, ha detto Magrini al Corriere della Sera, mentre Sileri ne ha parlato a Mattino 5.

“La terza dose potrebbe essere una realtà - ha spiegato il sottosegretario alla Salute - Credo che a un anno probabilmente dovrà essere fatto il richiamo, anzi probabilmente dovrà essere anticipato in quelle categorie fragili, ma aspettiamo che ce lo dica la scienza. È verosimile, così come l'immunità naturale quando ti sei preso il virus scema dopo 6-8-10 mesi, anche chi ha fatto il vaccino dovrà recuperare questa immunità con una terza dose che magari sarà modificata e andrà ad abbracciare eventuali altre varianti".

Anche l’infettivologo Matteo Bassetti nei giorni scorsi aveva confermato a Today che “la terza dose, se c’è da pensarci quando avremo dati scientifici, sarà per un sottogruppo: Gli ultraottantenni, le persone immunodepresse. Non dobbiamo più pensare a una vaccinazione di massa ma individualizzata, passiamo da una visione “tutti uguale” a una misura mirata a seconda della condizione”.

Terza dose, la linea degli altri Stati

Il vaccino contro il coronavirus, insomma, potrebbe diventare annuale proprio come già accade per l’influenza, con campagne massicce dedicate soprattutto alle fasce di popolazione che più sono vulnerabili all’infezione. Magrini, d’altronde, ha messo in chiaro che “con il virus dovremmo convivere ancora per anni”, e diversi altri Stati dell’Ue hanno già iniziato a pensarci.

In Israele, per esempio, la terza dose viene già somministrata su base volontaria agli over 60, Francia e Germania hanno annunciato che inizieranno a farlo da settembre, con i più vulnerabili appunto. Seguendo la stessa linea, in Italia le prime somministrazioni di terza dose dovrebbero iniziare in autunno per gli over 80, che hanno ricevuto la prima dose tra gennaio e febbraio, pur con ritmi diversi a seconda delle regioni di residenza.

L'Ema, dal canto suo, ha ribadito che non ci sono però ancora evidenze scientifiche sulla necessità della terza dose, mentre l'Oms ha invitato i paesi che stanno correndo a fare rifornimento per i richiami a rallentare e a lasciare che quelli più poveri avanzino con i primi step della campagna vaccinale, che in alcune parti del mondo procede a ritmo molto lento. 

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