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Giovedì, 20 Giugno 2024
Cronaca Licata

Processioni pasquali dopo la fine dello stato di emergenza? In alcuni comuni rischiano di saltare

Il numero dei contagi giornalieri è ancora troppo alto e risulta difficile immaginare lo svolgimento di queste manifestazioni, sempre caratterizzate da veri e propri bagni di folla, senza gravi conseguenze

Licata è la città che ha detto “no” alla processioni di Pasqua nonostante la fine dello stato di emergenza. A deciderlo sono state le confraternite religiose che si sono confrontate sulle azioni da intraprendere per le prossime festività dopo l’allentamento delle restrizioni. Una soluzione che non è stata accolta favorevolmente da tutti: sui social, infatti, l’opinione pubblica è divisa.

Al termine della riunione, che si è svolta sotto la direzione del vicario foraneo don Tommaso Pace, è stato dunque deciso che le processioni religiose della Settimana Santa non si svolgeranno. Una decisione sofferta ma ritenuta l’unica percorribile dopo avere valutato l’attuale situazione epidemiologica, con tanti, troppi casi giornalieri di Covid-19 che impongono la prudenza.

Oltre ai rappresentanti del mondo religioso licatese, alla riunione c’erano, tra gli altri, anche il sindaco Pino Galanti e il comandante della polizia municipale Giovanna Incorvaia. “Considerato che le tradizionali processioni della Settimana Santa coinvolgono un elevatissimo numero di fedeli chesi ritroverebbero a stretto contato tra loro - si legge in una nota delle confraternite- si rischia di creare assembramenti che favorirebbero inevitabilmente i contagi. Rimangono confermate le esposizioni dei vene- rati simulacri all’interno delle chiese”. 

A contestare la decisione è stata Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega: “Invito le confraternite licatesi - ha detto - a rivedere questa decisione. Dietro l'aspetto prettamente religioso ce n'è uno, altrettanto importante, legato al tessuto economico cittadino. Ho ricevuto diverse lamentele di esercizi pubblici e piccoli negozi ai quali, in assenza delle processioni, verranno a mancare introiti importanti: una ricaduta negativa che deve in ogni modo essere evitata”.

Anche Ribera potrebbe avviarsi verso la strada intrapresa dalle confraternite licatesi. Don Antonio Nuara, che è stato parroco delle chiese di San Francesco e dell’Immacolata e oggi alla rettoria di San Pellegrino, sulla sua pagina Facebook lancia una proposta-provocazione: “So di attirarmi addosso tante critiche, ma sono dell'idea di abolire tutte le processioni religiose. Credo alle processioni, ma mi rifiuto di condividere quelle che si svolgono a Ribera e nei paesi limitrofi. Il motivo è che la maggior parte di coloro che fanno parte dei vari comitati delle feste non frequentano i sacramenti e la messa: si vedono solo nei giorni della festa e poi ripiombano nel buio religioso. Ed ancora nelle processioni non si prega, sono più della passeggiate che atti di devozione. La gente che va dietro al fercolo chiacchiera, fuma e ci scappa anche la bestemmia. E quindi, oltre a non essere credibili, si fa scadere di valore anche la festa religiosa. Le feste in onore dei santi devono produrre "santi". Altrimenti non servono”.

Il sindaco di Licata: “Non sono contrario, martedì ci sarà un nuovo confronto”

Il sindaco Pino Galanti, di propria iniziativa, ha deciso di convocare per martedì 5 aprile, al Comune i rappresentanti del clero e quelli delle confraternite e le autorità sanitarie per tornare ad affrontare la questione delle processioni della Settimana Santa.

“Mi preme ribadire – si legge in una nota – che da due anni a questa parte, nel guidare la città nel difficilissimo percorso, purtroppo non ancora compiuto, di uscita dalla pandemia, la mia prima guida sono state le indicazioni ricevute dalle autorità sanitarie. Mai mi opporrò alle disposizioni dell’autorità sanitaria perché la tutela della salute dei miei concittadini è la mia priorità assoluta. Ove, tuttavia, le autorità sanitarie lo consentano e la legge non lo vieti, io sono favorevole alla ripresa della vita “normale” per cittadini e imprese e nello specifico alla ripresa delle processioni della Settimana Santa.

Il 31 marzo è terminato lo stato d’emergenza e sia la Cei sia i vescovi siciliani hanno dato il via libera alla devozione popolare nelle piazze. Tenendo quindi ben presente la questione sanitaria, qualora in tutta sicurezza si potessero riprendere le processioni, io non sarei contrario.

Ad oggi, tuttavia, ho registrato e di conseguenza avallato la volontà unanime della comunità religiosa, composta dalle parrocchie locali e dalle confraternite, di non celebrare per prudenza sanitaria i riti della Settimana Santa. E nonostante io rispetti e abbia avallato - riscontrando con favore la loro unanimità - la loro prudenza, per  il ruolo che rivesto e per sensibilità personale desidero e devo tenere conto del forte e comprensibile dissenso manifestato da tutti gli operatori commerciali che vivono una crisi economica gravissima e che, con la ripresa dei riti nelle piazze, avrebbero una boccata d’ossigeno.

Pertanto, pur non potendo e non volendo forzare nessuno a prendere delle decisioni che competono alla libertà della comunità ecclesiastica, ho deciso di intraprendere una nuova opera di mediazione tra clero, società civile e realtà associative, in particolare le confraternite, che auspico porti ad una decisione definitiva e univoca sulle celebrazioni pasquali in città”.

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