rotate-mobile
Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

"Picchiata e costretta a fare sesso durante il Ramadan", 32enne marocchina si costituisce parte civile

La donna avrebbe subito maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale: l'imputato è un medico di 65 anni

Picchiata e costretta dal marito, di 32 anni più grande, a fare sesso nelle ore del giorno durante il Ramadan, violando le regole del suo credo religioso. La donna di origini marocchine, ieri mattina, si è costituita parte civile e otterrà il risarcimento dei danni in caso di condanna.

La richiesta di entrare nel processo, nel quale sarà difesa dall'avvocato Laura Lo Presti, è stata ammessa dai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara. Sotto accusa un medico di Agrigento di 65 anni, rinviato a giudizio per le accuse di violenza sessuale, lesioni aggravate, porto ingiustificato di arma fuori dalla propria abitazione e maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale.

Il difensore, l'avvocato Fabio Inglima Modica, chiedeva l'estromissione della donna dal processo sostenendo - come messo per iscritto dai giudici della sezione misure di prevenzione che hanno rigettato la richiesta di sorveglianza speciale - che fra i coniugi sarebbe intervenuta una rappacificazione. Il dibattimento si aprirà il 16 febbraio proprio con la sua testimonianza.

Il medico (di cui si omettono le generalità per tutelare la moglie, vittima di reati sessuali) avrebbe maltrattato la donna, aggredendola fisicamente e verbalmente, vessandola, umiliandola e impedendole di professare liberamente il suo credo religioso. 

In particolare, secondo quanto ipotizzato dal pubblico ministero Elenia Manno, titolare dell'inchiesta, l'avrebbe denigrata e minacciata, aggredendola fisicamente e "costringendola a rinunciare ai riti della propria religione islamica, continuamente da lui denigrata".

L'imputato, attualmente in servizio in un poliambulatorio della provincia, inoltre, le avrebbe imposto di avere rapporti sessuali anche nel periodo del Ramadan, nonostante la ferma opposizione della donna. Al medico, difeso dall'avvocato Fabio Inglima Modica, vengono contestate anche due ipotesi di lesioni aggravate per due episodi che sarebbero avvenuti il 10 maggio e l'11 settembre dell'anno scorso. Nel primo caso, la donna sarebbe stata colpita con pugni alla testa e alla schiena. Quindi le avrebbe stretto le mani attorno al collo provocandole svariate contusioni che furono refertate in ospedale con sei giorni di prognosi. Fu proprio questo l'episodio che spinse la donna trentaduenne di origini marocchine a presentare una querela. 

L'11 settembre, invece, al culmine dell'ennesima discussione, l'avrebbe aggredita afferrandola per il collo: in questa circostanza la prognosi messa a referto dai medici fu di due giorni. Infine l'accusa di porto ingiusticato di arma che scaturisce dall'aver portato un coltello di 14 centimetri con lama di quasi due centimetri nella propria auto.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Picchiata e costretta a fare sesso durante il Ramadan", 32enne marocchina si costituisce parte civile

AgrigentoNotizie è in caricamento