"Costringe la moglie di 30 anni più giovane a fare sesso durante il Ramadan", medico a giudizio

All'imputato, in servizio in un poliambulatorio della provincia, sono contestati i reati di maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale, lesioni e violenza sessuale

Costringeva la moglie, islamica, di 32 anni più giovane, a fare sesso nelle ore del giorno durante il Ramadan, facendole violare le regole del suo credo religioso. Con questa accusa, fra le altre, un medico di Agrigento di 65 anni, è stato rinviato a giudizio per le accuse di violenza sessuale, lesioni aggravate, porto ingiustificato di arma fuori dalla propria abitazione e maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale.

Il medico (di cui si omettono le generalità per tutelare la moglie, vittima di reati sessuali) avrebbe maltrattato la donna, aggredendola fisicamente e verbalmente, vessandola, umiliandola e impedendole di professare liberamente il suo credo religioso. 

In particolare, secondo quanto ipotizzato dal pubblico ministero Elenia Manno, titolare dell'inchiesta, l'avrebbe denigrata e minacciata, aggredendola fisicamente e "costringendola a rinunciare ai riti della propria religione islamica, continuamente da lui denigrata".

L'imputato, attualmente in servizio in un poliambulatorio della provincia, inoltre, le avrebbe imposto di avere rapporti sessuali anche nel periodo del Ramadan, nonostante la ferma opposizione della donna. Al medico, difeso dall'avvocato Fabio Inglima Modica, vengono contestate anche due ipotesi di lesioni aggravate per due episodi che sarebbero avvenuti gli scorsi 10 maggio e 11 settembre. Nel primo caso, la donna sarebbe stata colpita con pugni alla testa e alla schiena. Quindi le avrebbe stretto le mani attorno al collo provocandole svariate contusioni che furono refertate in ospedale con sei giorni di prognosi. Fu proprio questo l'episodio che spinse la donna trentaduenne di origini marocchine a presentare una querela. 

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L'11 settembre, invece, al culmine dell'ennesima discussione, l'avrebbe aggredita afferrandola per il collo: in questa circostanza la prognosi messa a referto dai medici fu di due giorni. Infine l'accusa di porto ingiusticato di arma che scaturisce dall'aver portato un coltello di 14 centimetri con lama di quasi due centimetri nella propria auto. A decidere il rinvio a giudizio è stato il giudice Luisa Turco. La prima udienza del dibattimento è in programma l'8 giugno davanti ai giudici della seconda sezione penale.

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