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Corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e abuso: la Procura apre inchiesta su forze dell'ordine e imprenditori

Primi passi di un'indagine che scaturisce da altre attività degli anni scorsi, un sottufficiale delle Fiamme Gialle avrebbe evitato l'interdittiva antimafia a una ditta

Controlli “blandi e lacunosi” per favorire imprenditori salvandoli da eventuali sanzioni o dalla scure delle interdittive antimafia. In alcuni casi ci si sarebbe spinti al punto da accedere ai terminali, in dotazione al ministero, per acquisire informazioni riservate. Una sorta di “rete” al servizio di imprenditori che sarebbe stata composta da pezzi delle istituzioni infedeli, in particolare da uomini delle forze dell’ordine.

L’inchiesta, giunta solo alle battute iniziali, anche se i fatti sono abbastanza datati, punta a fare luce su alcuni episodi corruttivi ma non solo. Una decina gli indagati fra finanzieri, appartenenti alle forze dell’ordine e imprenditori. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Alessandra Russo ha delegato proprio la Guardia di Finanza per interrogare alcuni appartenenti delle stesse Fiamme Gialle e gli altri indagati. Al momento, però, non è arrivato alcun passo avanti da questo atto istruttorio perché tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Molti sono gli elementi in Comune con l’inchiesta “Duty free”, che ipotizza un giro di tangenti all’Agenzia delle Entrate. 
Altra indagine che si incrocia con quella giunta alle battute iniziali e dalla quale scaturisce, è quella chiamata “Giano Bifronte”, di recente approdata in aula dopo i rinvii a giudizio, che avrebbe disarticolato un giro di tangenti, mascherate con delle consulenze a una società, in cambio di finanziamenti a tassi agevolati da parte dell’istituto di credito Irfis di cui la Regione è unico azionista.

La nuova indagine, che presenta anche alcuni indagati comuni, sembrerebbe ipotizzare singoli episodi, diversi fra loro, ma con un minimo comun denominatore. Ci sarebbe, fra gli altri, un finanziere indagato per avere addomesticato un controllo, nonché rivelato notizie riservate, in cambio – sembrerebbe – dell’assunzione di un familiare. E poi ancora due imprenditori che avrebbero beneficiato di una serie di favori da parte di un altro sottufficiale delle Fiamme Gialle. La principale accusa è quella di avere omesso di riferire al Nucleo di polizia tributaria notizie, a lui note, relative ai legami di un’impresa con un noto boss del posto per evitare la mannaia dell’interdittiva antimafia.

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