Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

"Controllo addomesticato da subito per favorire l'istituto di formazione", i giudici spiegano le condanne

La Corte di appello ha inflitto due mesi, per l'accusa di corruzione, all'ex presidente dell'ente e al maresciallo che comandava il nucleo: l'imputazione potrebbe prescriversi

"L'ispezione all'istituto di formazione Ecap è stata finalizzata, fin dall'inizio, a minimizzare irregolarità e inadempienze perché la verifica della sussistenza di quelle irregolarità avrebbe determinato (o potuto determinare) un giudizio critico (negativo) sulla gestione dell’ente, con il concreto pericolo di esclusione dello stesso dai programmi di finanziamento".

I giudici della prima sezione della Corte di appello di Palermo hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 25 settembre, hanno confermato le condanne a 2 anni di reclusione, inflitte dal tribunale di Agrigento al maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese e all’avvocato Ignazio Valenza per l’accusa di corruzione.

Arnese, all’epoca dei fatti, nel 2013, comandante del nucleo ispettorato del lavoro, avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione della moglie alle dipendenze dell’istituto assistenziale Casa Amica in cambio di un controllo addomesticato all’istituto di formazione Ecap. Entrambi gli enti erano presieduti da Valenza che all’epoca era pure segretario del consiglio forense.

La difesa (affidata agli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Giuliano Dominici) aveva sostenuto che non vi fosse alcun collegamento fra l'assunzione della donna e il controllo ispettivo. Tesi che adesso saranno riproposte in Cassazione: se il ricorso non sarà dichiarato inammissibile, in ogni caso, l'accusa di corruzione sarebbe comunque prescritta. La Corte di appello ha depositato nei giorni scorsi le motivazioni con cui spiega perchè il verdetto di primo grado è da ritenere corretto sul piano logico e giuridico. 

Secondo i giudici, non si trattò di superficialità commessa in buona fede ma fu tutto preordinato per favorire Valenza che avrebbe "addomesticato" il maresciallo a capo dell'ufficio assumendogli la moglie.

"La connotazione errata e lacunosa del controllo operato dai carabinieri - scrive il giudice Mario Conte, estensore della sentenza - non è stato certo il frutto di un atteggiamento solo negligente o superficiale, ma piuttosto un atto chiaramente contrario ai doveri di ufficio, in quanto non solo evidenzia la omissione del controllo attinente alla cassa integrazione, ma rivela, nella sua evidente finalità minimizzante in relazione alla questione del mancato pagamento, la prevalenza attribuita all’interesse del privato (Valenza) rispetto all’interesse pubblico ravvisabile nella corretta gestione di un ente di fonnazione che riceve denaro pubblico".
 

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