Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

"Moglie assunta in cambio di un controllo addomesticato? Sarebbe stato da decerebrati"

L'avvocato Giuliano Dominici, difensore dell'ex presidente di Ecap e Casa Amica, Ignazio Valenza, chiude le arringhe: mercoledì la sentenza

“Probabilmente l’avvocato Ignazio Valenza avrebbe potuto evitare di assumere la moglie del comandante dei carabinieri che aveva fatto un controllo all’istituto di formazione da lui presieduto. Ma non lo ha fatto certo come baratto perché sarebbero stati due decerebrati, visto che l’assunzione e la conclusione dell’ispezione portano la stessa data”.

L’avvocato Giuliano Dominici, che insieme al collega Antonino Gaziano difende l’ex segretario e attuale consigliere dell’Ordine, nonché ex presidente dell’Ecap e di Casa Amica – i due enti al centro dell’inchiesta – ha concluso le arringhe del processo in cui, oltre a Valenza, sono imputati i marescialli dei carabinieri Antonio Arnese e Vincenzo Mangiavillano.

Il primo (difeso dall’avvocato Daniela Posante), all’epoca dei fatti, nel 2013, comandante del Nucleo ispettorato del lavoro, è accusato di corruzione perché – secondo il pubblico ministero Chiara Bisso che ha chiesto la condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione per entrambi – avrebbe addomesticato un controllo all’Ecap in cambio dell’assunzione della moglie all’istituto Casa Amica, altro ente presieduto da Valenza.

Due anni sono stati, invece, proposti dal pm per l'ex luogotenente dei carabinieri, adesso in pensione, Vincenzo Mangiavillano, accusato di favoreggiamento: secondo il magistrato, avrebbe aiutato Arnese e Valenza a realizzare il loro accordo corruttivo rivelando al primo l'esistenza di indagini a suo carico. Il sospetto arriva dal flusso anomalo di chiamate, in quel momento non intercettate, fra i tre imputati. Mangiavillano comandava il nucleo di polizia giudiziaria della Procura. Secondo il pm Chiara Bisso, invece, il dibattimento ha accertato l'estraneità di Mangiavillano a due ipotesi accusatorie per le quali è stata chiesta l'assoluzione. La prima è la rivelazione di segreto di ufficio e la seconda è la corruzione. Valenza, per il pm, è colpevole anche di calunnia ai danni della collega Laura Grado, che sarebbe stata accusata falsamente di avere violato la corrispondenza dell'istituto nell'ambito di un contenzioso che gestiva professionalmente per conto di alcuni lavoratori. Il pm ha chiesto 2 anni e 6 mesi per questa ulteriore imputazione: la pena complessiva proposta nei confronti del professionista, di conseguenza, è di 6 anni.

“Ha denunciato un fatto vero, la calunnia non esiste”, ha sostenuto l’avvocato Dominici. Mercoledì le repliche e la sentenza. 
 

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