Tornano dal Nord e si autodenunciano: fin'ora 449 in isolamento fiduciario

Il numero dei “rientrati”, che si sono registrati sul portale della Regione o che hanno comunicato al Comune la propria condizione, appare basso per una città di 59mila abitanti con un tasso significativo di emigrazione

(foto ARCHIVIO)

Il numero in sé è “asciutto”, privo di commenti. Ma lascia dubbi, e non pochi.

Alla data di costituzione del Coc da parte del Comune di Agrigento, cioè il 26 febbraio scorso - ad inizio della diffusione del Covid19 –  si è registrato un dato di 449 soggetti dichiaratisi come rientrati in città da altre regioni potenzialmente a rischio Covid. Oggi, di quei quasi 450, oggi risultano 81 soggetti ancora in isolamento fiduciario in attesa del tampone che gli consentirà di uscire di casa.

Tanti o pochi? Certamente il numero non rappresenta il dato assoluto dei “rientrati”, dato che a raccogliere le registrazioni erano di fatto tre diversi Enti (Comune, Asp e Regione) per quanto Palazzo dei Giganti abbia sistematicamente trasmesso le informazioni all'Azienda sanitaria. Certo è che fermandosi solo a questi (che sono anche gli unici ad oggi diffusi) il dato complessivo appare basso per una città di 59mila abitanti con un tasso significativo di emigrazione. Con il passare dei mesi, fortunatamente, non sono emersi nuovi focolai e ceppi e questa, certamente, è una buona notizia a prescindere.

Degli ottanta che attendono bisognerebbe poi capire da quanto tempo sono in questa condizione. Si tratta di casi – come ne abbiamo raccontati su Agnotizie – di persone che stanno ancora aspettando gli esiti dei controlli dopo magari qualche settimana? Certamente non possono essere rientrati in questi giorni, stante il “lockdown”. E se così è, per quale motivo questo protrarsi dei ritardi nell’analisi dei tamponi?

E a proposito di emigrati rientrati dal Nord Italia, ieri mattina, due agrigentini: un uomo e una donna hanno contattato il comando dei vigili urbani e si sono autodenunciati. Uno è tornato dalla Lombardia, l’altro invece dal Piemonte. Insegnanti, lavoratori - magari anche rimasti all’improvviso disoccupati - e studenti. Queste le persone che fino ad ora non soltanto si sono, appunto, autodenunciate ma si sono anche messi in isolamento precauzionale. Uno dei due agrigentini, segnalatisi ieri, ha anche chiesto la collaborazione – per una sorveglianza sanitaria - della Protezione civile. Non è chiaro se si sia trattato di un gesto di estrema prudenza o se l’agrigentino magari non sta particolarmente bene.

Anche in questa "fase 2", non cambiano le prescrizioni - adottate già dalla Regione - alle quali si devono attenere tutti coloro che tornano sull'isola: registrazione sul portale web dedicato dell'assessorato della Salute (siciliacoronavirus.it), obbligo di isolamento in quarantena e sottoposizione, al termine del periodo, al tampone rino-faringeo. Ed è proprio questo che, ieri, i due agrigentini che si sono autodenunciati si sono sentiti dire dalla polizia municipale.

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Nell’Agrigentino, ci sono stati Comuni, Porto Empedocle per la precisione, dove la polizia municipale ha anche controllato tutti coloro che risultavano essere in isolamento precauzionale domiciliare. E lo ha fatto nell’ottica di provare a contenere il rischio contagio da Coronavirus. Non è escluso, visto che i rientri stanno per ricominciare, che si torni anche a queste verifiche mirate visto che la “fase 2” è, di fatto, delicatissima. 

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