Studio dell'università sul Covid: "Sicilia peggio della Campania e Rt tra i più alti d'Italia"

Riparte il monitoraggio dell'epidemia curato da un team di ricercatori di Statistica con un dato nuovo, che tiene conto del numero maggiore di tamponi effettuati oggi: "Il virus nell'Isola sta crescendo dell'8,01%, nell'altra regione del 3,95". Ogni positivo contagia una persona e mezza

E' un dato incontrovertibile: oggi si fanno molti più tamponi che durante la prima terribile fase dell'emergenza sanitaria. Per molti l'assioma diventa quindi che la crescita dei casi di Covid alla quale si sta assistendo da qualche settimana è in realtà determinata solo dal numero maggiore di controlli e non da una diffusione più intensa della malattia. In alcune regioni questo è vero, ma in altre, come la Sicilia, le cose non stanno così. Anzi, proprio nell'Isola, non solo la crescita dell'epidemia è maggiore rispetto a quella nazionale, ma anche - addirittura - rispetto alla Campania, cioè a una delle aree dove il governatore Vincenzo De Luca è arrivato a chiudere le scuole e a minacciare blocchi stringenti. In Sicilia, inoltre, è maggiore anche l'indice Rt, tra i più alti del Paese: ogni positivo infatti contagia mediamente quasi una persona e mezza. I dati emergono da un modello statistico messo a punto da un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze economiche, aziendali e statistiche dell'università di Palermo, che ha l'obiettivo di analizzare l'andamento della malattia e che sfrutta anche un indicatore nuovo e più preciso del semplice numero dei casi positivi, ovvero la percentuale reale di contagiati rispetto ai tamponi effettuati ogni giorno.

Il modello statistico

Il gruppo di studiosi - composto da Vito Muggeo, Andrea Consiglio, Mariano Porcu (dell'università di Cagliari), Gianluca Sottile, Vincenzo Giuseppe Genova e Giorgio Bertolazzi - ha deciso di divulgare quotidianamente i dati, basandosi su quelli forniti dalla Protezione civile, e di renderli accessibili a tutti a questo link. Secondo i ricercatori, "il numero dei nuovi casi postivi", cioè quello che ogni giorno finisce nei titoli di giornali e tg, "è la grandezza meno appropriata per fare un confronto con i mesi pregressi", quelli della prima ondata. Proprio perché oggi vengono sottoposte a tampone molte più persone che a marzo e aprile. In quest'ottica, tra i dati è stato inserito un Rt "corretto" o "aggiustato" che tiene conto appunto del numero maggiore di tamponi. Viene inoltre analizzata anche la situazione dei ricoveri e segnalata la data di riapertura delle scuole, punto in cui - in tutti i grafici - la situazione peggiora e le curve segnano una nuova crescita verso l'alto.

Il confronto tra regioni

Sul sito, c'è un grafico in cui vengono messe a confronto tutte le regioni d'Italia, considerando però i "casi testati", ovvero i contagiati reali, eliminando cioè i tamponi che vengono fatti allo stesso positivo. La Sicilia al momento si trova esattamente a metà del grafico e quasi perfettamente allineata con il dato nazionale: i casi positivi sul numero di tamponi effettuati è del 11,7%, mentre in Italia è l'11,8. La situazione più critica è quella della Valle d'Aosta (36,2%) e quella più tranquilla quella della Calabria (4%). Va detto però che il numero di tamponi compiuti nell'Isola è nettamente inferiore a quello di altre regioni: se aumentasse il numero dei test, quale sarebbe la percentuale di positivi reali?

Università, l'andamento del Covid-19 nel modello statistico

Il nodo della riapertura delle scuole

In tutti i grafici è stato introdotto come dato temporale la riapertura delle scuole: pochi giorni dopo - il tempo necessario all'incubazione del virus - ed ecco che le varie curve segnano un nuovo trend e virano verso l'alto. I ricercatori precisano che non è necessariamente la scuola in sé per sé a determinare la crescita dell'epidemia, ma tutti i movimenti che si generano attorno ad essa, come per esempio l'utilizzo del trasporto pubblico.

In Sicilia crescita record della malattia

In base al modello dell'università, il tasso di crescita dei casi positivi nell'Isola - se si esclude il periodo tra febbraio e marzo - non è mai stato così alto: 9,24% (tra fine marzo e fine aprile, in pieno blocco, era -3,68) e vale lo stesso per l'indice Rt: oggi ogni positivo contagia mediamente quasi una persona e mezza (1,46). Tra marzo e aprile l'Rt era 0,83. Basta guardare la curva nel grafico: non è mai stata così elevata. Se si guarda al numero dei positivi in rapporto a quello dei tamponi, la situazione viene ridimensionata, ma davvero di poco: il tasso di crescita diventa 8,01 e l'Rt "aggiustato" 1,40. Tra il 25 febbraio e il 21 marzo, picco dell'emergenza, la stima di crescita era 6,09 con un Rt "aggiustato" di 1,30. E non va meglio - ed è forse il dato più allarmante - se si guarda ai dati sui ricoveri: apparentemente il tasso di crescita è molto basso, 2,84% (tra febbraio e marzo era del 25,49), ma quando si guarda il grafico si scopre però che i posti occupati oggi sono quasi gli stessi della fase più acuta dell'emergenza. In altri termini, attualmente i ricoveri aumentano più lentamente che durante la prima ondata, ma il numero di posti occupati, anche nelle terapie intensive, è già molto elevato.

Nell'Isola dati peggiori rispetto alla media nazionale

Oltre ai dati siciliani, sul sito si possono trovare quelli nazionali e di altre sette regioni (CampaniaVenetoLombardiaSardegnaLazioPiemontePuglia). Guardando alla situazione complessiva del Paese, il tasso di crescita dei positivi è del 10,33% e l'Rt di 1,52. E' quando si considerano i dati "ripuliti", cioè quelli relativi ai positivi rispetto al numero di tamponi, che la situazione si ridimensiona (e fa diventare peggiore il caso della Sicilia): il tasso di crescita diventa 7,52% e l'Rt "aggiustato" 1,37. Preoccupante su scala nazionale è il dato sull'andamento dei ricoveri: 12,33% (a marzo era 6,73).

...e anche rispetto alla Campania

Confrontando poi i dati dell'Isola con quelli della Campania viene fuori che in Sicilia l'epidemia cammina più velocemente: il tasso di crescita dei positivi, che in Campania non è mai stato così alto, è infatti dell'8,04%, con un Rt di 1,40. La fotografia cambia però di molto se si valuta il numero di positivi rapportato ai tamponi: il tasso di crescita scende al 3,95% e l'Rt ("agiustato") diventa di 1,19. La Campania è messa peggio dell'Isola solo in relazione ai ricoveri, il cui tasso di crescita è quasi doppio (4,62%), mentre a marzo era 15,49.

La curva siciliana simile a quella veneta

In base al modello statistico del team di ricercatori, l'andamento dell'epidemia in Sicilia sembra essere simile a quello di una delle regioni più martoriate dal Covid durante la prima ondata, ovvero il Veneto: qui il tasso di crescita dei positivi è del 6,61% e l'Rt di 1,32. Ancora una volta, se si prende in considerazione il numero dei contagiati rispetto ai tamponi compiuti, il quadro cambia e anche per il Veneto in peggio: il tasso di crescita aumenta infatti al 9,47% con un Rt "aggiustato" di 1,47. Lo stesso di quello siciliano.

I primati della Lombardia

Resta preoccupante la situazione della Lombardia, che è più grave di quella siciliana: il tasso di crescita della malattia è del 14,90%, cioè simile a quello registrato nel picco della pandemia, tra febbraio e marzo, ovvero 14,95, mentre l'Rt è 1,76. Se si guarda al dato rapportato al numero dei tamponi, il tasso di crescita diventa del 11,37% (tra febbraio e marzo era 19,71) e l'Rt "aggiustato" di 1,57 (era 2,03 tra febbraio e marzo). In Lombardia poi i ricoveri - fatta eccezione per la primissima fase dell'emergenza - non sono mai cresciuti tanto come oggi: il tasso è infatti del 12,33%, mentre a marzo era del 6,73.

Sardegna, un'isola quasi felice

Regione "Covid free" per eccellenza, la Sardegna dalla fine dell'estate ha dovuto fare invece i conti con il virus. Oggi il tasso di crescita è del 4,11% (ma tra marzo e luglio era stato del -5,31), quasi la metà di quello siciliano, con un Rt di 1,20 (tra marzo e luglio era però 0,75). Se si ridimensiona la cifra in proporzione ai tamponi, il tasso di crescita diventa del 3,13% e l'Rt "aggiustato" di 1,15. Statistiche nettamente migliori della Sicilia, fatta eccezione per i ricoveri, che in Sardegna crescono attualmente del 4,36%.

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