Il virus "ridisegna" ospedali e abitudini, Razza: "Riapriamo ma non disperdiamo lavoro fatto"

Dialogo fitto tra Regione, esperti e governo nazionale per tracciare la "fase due": ripartire senza fare rialzare i contagi. L'assessore alla Salute: "Prepariamo il nostro sistema sanitario al futuro. I numeri hanno dato ragione alle scelte fatte: determinante ridurre la mobilità"

L'assessore regionale Ruggero Razza

Riaprire, riavviare un nastro bruscamente interrotto che, fermandosi, ha messo a dura prova il sistema economico e sociale. Lo chiedono gli imprenditori, i lavoratori che dall'oggi al domani si sono trovati a fare i conti con una pesante incertezza economica. Lo chiede buona parte delle famiglie, costrette in casa da oltre un mese. Lo chiede parte della politica. Gli stessi che rivendicano il diritto alla "ripartenza" invocano però anche la sicurezza e la tutela della salute perchè il Coronavirus non smette di fare paura. Trovare la sintesi tra due istanze appartentemente in contrapposizione spetta alla politica. Dare una fisionomia alla tanto attesa "fase due" è l'obiettivo primario che anima da giorni il dialogo tra gli uffici di piazza Ziino, sede dell'assessorato alla Salute, Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, e Palazzo Chigi, perchè tutto avvenga in sintonia con il governo nazionale. "Stiamo ragionando sugli scenari futuri - dice PalermoToday l'assessore alla Salute Ruggero Razza - e lo facciamo tenendo sempre presenti le evidenze scientifiche. Grazie all'aiuto del Comitato tecnico scientifico e alle indicazioni che ci fornisce elaboriamo le azioni e ci presentiamo al dialogo con Roma con solide basi".

Cosa aprire? Quando? E' plausibile, ad esempio, pensare a un obbligo della mascherina per tutti e non solo per chi vende generi alimentari (norma attualmente in vigore in virtà dell'ultima ordinanza firmata dal governatore Musumeci ndr)? Sono solo alcuni degli interrogativi a cui Roma e Palermo dovranno rispondere. "Non si tratta solo di decidere cosa aprire. Si tratta di tracciare le modalità da seguire. Penso, per fare solo un esempio, a un parrucchiere o a un barbiere. Alle stesse attività effettuate a domicilio. Quali regole seguire? Trovo corretto - dice Razza - che, come fatto finora, per le scelte qualitative ci sia una cornice nazionale e che poi le Regioni abbiano un margine decisionale sulle modalità di applicazione. Sono territori profondamente diversi e dove anche le curve epidemiologiche sono molto differenti. Le decisioni assunte a livello locale devono chiaramente avere ragioni solide".

L'espressione "margine decisionale sulle modalità di applicazione" si è tradotto, all'inizio dell'emergenza, in misure più restrittive adottate in Sicilia rispetto alle indicazioni tracciate da Roma. Una su tutte il controllo degli arrivi, la limitazione degli spostamenti. "E' stata la chiave di volta - rivendica Razza -. La decisione del presidente della Regione di contenere l’ingresso nella nostra regione, poi l'obbligo dell'isolamento per chi tornava in Sicilia con il tampone obbligatorio sono stati tasselli decisivi. In aree del Paese molto colpite si è volato per molto tempo, gli scali erano aperti al traffico nazionale e internazionale. Da noi no. Siamo riusciti a contenere la mobilità del 90 per cento circa e, così, ad abbassare la ripetitività dell'infezione virale".

E Razza snocciola i numeri. Secondo le stime della Regione sono stati cinquantamila gli ingressi nell'Isola. "In 47 mila - precisa l'assessore - si sono registrati sul sito che abbiamo creato. E' fisiologico che una parte di persone non lo abbia fatto. Abbiamo anche incrociato i dati che ci sono stati forniti da alcuni aeroporti, come quello di Bergamo, in modo da avere un quadro degli ingressi. A oggi abbiamo eseguito i tamponi su oltre dodicimila persone al termine dell'isolamento obbligatorio. Ne restano da eseguire circa seimila, che però sono già stati calendarizzati per la maggior parte. Monitorare i cittadini e responsabilizzarli ci ha permesso di scoprire alcuni asintomatici e intervenire. Il virus - rimarca - se si escludono dalle valutazioni i focolai isolati, come Troina o Villafrati, da noi ha circolato pochissimo. E si è trattato sempre di casi ricondicibili a rientri da altre regioni".

E l'obiettivo della responsabilizzazione dei cittadini in Sicilia sembra avere funzionato. "I siciliani si sono comportati straordinariamente bene. Certo, la minoranza che infrange le regole fa spesso più notizia della moltitudine di persone che le rispettano. Ma ha ragione il presidente Musumeci quando dice che 'i siciliani hanno dato una lezione all'Italia'".

Il rischio è però quello di cedere alle lusinghe di numeri che "sorridono" alla Sicilia, con contagi complessivamente controllati. Tre gli aspetti da tenere sotto controllo adesso, come ha ricordato lo stesso Razza nel suo intervento all'Ars di giovedì "Dal punto di vista sanitario la fase che si apre si caratterizza di tre azioni - aveva detto ai parlamentari -. La prima nasce dalla prosecuzione dell’attività di rafforzamento delle strutture ospedaliere. Attività di rafforzamento che è, essenzialmente, legata all’attuazione del piano di incremento dei reparti di Terapia Intensiva, all’attuazione del piano di incremento dei posti letto a pressione negativa nei reparti di Malattie Infettive, all’individuazione di aree dedicate, che in una fase di convivenza con l’epidemia, ma non più di picco dell’epidemia, dovranno portarci ad individuare, in ogni territorio, non soltanto un modello organizzativo, ma un piano vero e proprio che consenta di poter trattare i pazienti che continueranno ad esserci, non sui numeri che erano attesi, ma su numeri di costante presenza del virus nel territorio della nostra Regione. C’è poi il tema dell’accertamento epidemiologico, ed è decisione assunta dal Governo, che ha acquistato anche alcune centinaia di migliaia di test sierologici, ampliare la mappatura dei soggetti che vengono sottoposti a test sierologico. C’è poi un’ultima questione che è particolarmente importante ed è legata alle decisioni di ordine scientifico che dovranno essere assunte perché la posizione della nostra Regione possa essere rappresentata anche a livello centrale".

Da qui il ruolo del Comitato tecnico-scientifico "chiamato non ad assumere decisioni al posto della politica, ma ad accompagnare le decisioni che si vorranno assumere". Determinante il parer degli esperti, ad esempio, nel via libera ai test sierologici arrivato nei giorni scorsi.

La "fase due" porta con sè, inevitabilmente, anche la necessità di riflettere sugli ospedali e, in generale, sull'assetto della sanità. La necessità di fare i conti con il virus ha portato alla nascita dei cosiddetti Covid hospital, all'ingresso di nuovo personale. E adesso? Cosa ne sarà? I nosoconomi saranno nuovamente ripensati? E se in autunno, come detto chiaramente dall'Organizzazione mondiale della sanità, il virus riprendesse la sua corsa (in assenza ancora di vaccini o terapie farmacologiche standardizzate) cosa accadrebbe?

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"Sono tutte riflessioni avviate - dice Razza - Noi abbiamo la necessità di non disperdere quanto fatto finora, come il potenziamento delle strutture di Terapia intensiva. Ma penso anche ai posti di sub intensiva, ai posti letto a pressione negativa. Penso al potenziamento all’attività della 'medicina del territorio'. Ci sono altri virus che provocano infezioni virali, letali in passato, con cui conviviamo e che curiamo nella quotidianità. Dovremo programmare e preparare il nostro sistema ad avere delle strutture che possano essere all’altezza di tutto quello che serve".

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