Saracinesche alzate e luci accese: flashmob di bar, pub e ristoranti, commercianti pronti alla protesta plateale

Sono già tanti in provincia coloro che aderiranno all'iniziativa #RisorgiamoItalia, in programma ore 21. Il giorno dopo - e a Racalmuto è già certo - gli esercenti consegneranno le chiavi dei locali al sindaco affinché le porti al Governo

(foto ARCHIVIO)

Al momento è poco più di un gruppo Whatsapp, ma la protesta ormai serpeggia in modo abbastanza chiaro anche tra i commercianti agrigentini, alcuni dei quali sono pronti ad alzare saracinesca in modo simbolico. Un'iniziativa che prende spunto da quanto si sta facendo anche in altre parti d'Italia, al grido ""#risorgiamoItalia".

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Le riaperture, sia chiaro, non consentiranno l'accesso al pubblico, ma saranno solamente appunto simboliche, per dare il segno della difficoltà del comparto, che si è  oggi dovuto rassegnare alle misure imposte attualmente dal Governo nazionale che hanno rinviato alla "Fase 2" ogni possibilità di tornare al lavoro.

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Alle 21 di oggi, dopo quasi due mesi di stop forzato, pub, ristoranti e bar alzeranno le loro saracinesche, accenderanno le luci e daranno vita a quello che una sorta di flash mob nazionale. All’iniziativa parteciperà anche l'associazione "Food and Beverage" di Racalmuto, coordinata dal presidente Sergio Schillaci e dal vice presidente Salvo Sardo. Gli esercenti  - dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale e nel rispetto delle norme di distanziamento sociale - domani consegneranno le chiavi dei locali al sindaco Vincenzo Maniglia affinché le faccia arrivare sui tavoli del Governo. Di fatto la situazione finanziaria, adesso, è più che allarmante: tutti o quasi - e vale per Racalmuto come per Agrigento e per tutta la penisola - sono sull'orlo del fallimento. 

Da ieri, simbolicamente, sono migliaia le attività di ristorazione che stanno protestando in questo modo silenzioso e pacifico per esprimere la volontà di tornare in piena attività. 

"Questo evento - dicono gli esercenti - è un tentativo di porre al centro del dibattito nazionale la drammatica situazione di un settore che mette in moto l'economia e che in questo momento è nel panico. Non sappiamo quali saranno le modalità di apertura, i tempi ma soprattutto come si svilupperà nei prossimi mesi, se non anni, la gestione del nostro lavoro". Attività chiuse per decreto, ricavi azzerati e consapevolezza che per loro restare a casa significa non lavorare. Molti non apriranno più e quelli che rialzeranno le saracinesche se non arrivano aiuti presto, saranno costretti a licenziare e dimezzare i dipendenti, se va bene. 

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