Librerie verso la riapertura, Accurso Tagano: "Scelta discutibile, sarà comunque difficile vendere"

Il coordinatore regionale del sindacato Sil prende posizione: "Le persone non usciranno solo per andare in libreria, si rischia di restare aperti senza poter lavorare"

Alessandro Accurso Tagano

Ci sono anche loro, le librerie, tra le attività commerciali che secondo il nuovo decreto Conte potrebbero riaprire al pubblico a partire dal prossimo 14 aprile.

Una prima “concessione” che è stata voluta dal Governo per dare quantomeno la percezione della prospettiva di un possibile ritorno alla normalità che tuttavia è rinviato, bene che vada, alla prima settimana di maggio.

Ma cosa pensano concretamente gli operatori del comparto di questo”via libera” che sa tanto – forse troppo – di esperimento?

“Al momento – ci spiega l’agrigentino Alessandro Accurso Tagano, coordinatore regionale del Sil, il sindacato dei librai – la categoria è divisa sulla bontà della decisione di riaprire già dal 14 aprile le librerie e le cartolerie. Come Sindacato Italiano Librai e Cartolibrai ci stiamo informando se le agevolazioni saranno confermate nonostante la decisione di aprire i nostri negozi. Ad ora, cassa integrazione, spostamento delle tasse e agevolazioni per accesso al credito non dovrebbero essere toccate. Resta il dubbio sul credito sull'affitto che al momento è solo per il mese di marzo. Personalmente ritengo la riapertura delle librerie molto prematura, proprio per la tipologia di esercizio che espletano. In libreria la gente si ferma a sfogliare i libri, necessita di consigli”.

E poi c’è il rischio effettivo che, pur riaprendo le librerie, le vendite rimangano comunque al palo..

“Certamente dietro questa decisione, su base nazionale, c’è il peso degli editori che stanno vedendo ridursi in modo molto significativo le vendite. Va però effettivamente valutato quanta gente poi, effettivamente, entrerà in libreria per comprare, stante le difficoltà negli spostamenti dovuti alle misure di contenimento del Covid-19. Sinceramente bisognerà anche valutare se e in che modo le forze dell’Ordine consentiranno di uscire da casa per andare solo in edicola o in libreria e se e quanto le persone usciranno da casa per questo scopo. Il rischio concreto è che alzeremo le saracinesche – con le spese connesse -, alcuni sospenderanno la cassa integrazione del personale per rimetterlo in servizio per non portare a casa poi molto”.

Quindi che fare?

“Abbiamo deciso di lasciare liberi i nostri associati di decidere autonomamente ma sicuramente il nostro lavoro in quei giorni di apertura cambierà, saremo soprattutto dei normali venditori, snaturando il nostro reale compito. Certamente inizieremo, come alcuni di noi avevano già fatto, a consegnare i libri a domicilio e all’interno delle librerie a garantire una distanza tra noi e gli acquirenti. Questi chiederanno un titolo, e noi lo prenderemo dagli scaffali e glielo consegneremo, tutto qui”.

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