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Coronavirus e proteste contro il Dpcm, il grido delle partite Iva: "Mi chiudi e mi paghi"

In piazza Cavour si è svolta la manifestazione degli imprenditori che si oppongono alle chiusure imposte dal governo per provare a fermare la diffusione del contagio

 

Anche da Agrigento è stato lanciato il grido d’allarme. “Mi chiudi e mi paghi”: questo lo slogan che, dopo le chiusure imposte dall’ultimo Dpcm, sta facendo eco nelle piazze e nelle  strade in occasione delle manifestazioni di protesta promosse dagli imprenditori penalizzati. Un centinaio di  partite Iva agrigentine si sono date appuntamento in piazza Cavour  per un sit-in pacifico. Titolari di palestre, istruttori di danza, ristoratori, titolari di agenzie di sicurezza ma anche semplici cittadini hanno civilmente chiesto di poter lavorare. Da registrare la poca presenza di imprenditori di Agrigento, buona invece è stata  la partecipazione di delegazioni provenienti da altre località, la più rappresentativa è stata quella delle imprese di Siculiana. 

Coronavirus e lavoratori in ginocchio, anche la città è pronta a scendere in piazza contro il Dpcm
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“Le partite Iva non saranno più in grado di sostenere i dipendenti e quindi dovremo,  inevitabilmente, fare ricorso ai licenziamenti" – ha detto, ai microfoni di AgrigentoNotizie, l’imprenditore Antonio Damaso.  "Con l’asporto e le consegne a domicilio ci porteranno alla chiusura – ha detto amareggiato il ristoratore Giuseppe Li Vecchi – già abbiamo licenziato del personale che adesso andrà in cassa integrazione”.

C'era preoccupazione per il rischio di possibili infiltrazioni di disobbedienti alla manifestazione e dunque di disordini che però, fortunatamente, non si sono registrati. Tutto si è svolto in modo pacifico, diversi sono stati gli interventi di imprenditori che hanno denunciato pubblicamente la difficoltà ad andare avanti. In piazza Cavour hanno anche preso la parola alcuni negazionisti che hanno manifestato, nell'incredulità dei presenti, le loro opinioni sull'esistenza stessa del Coronavirus.

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