Il business nei giorni del Covid 19, un commerciante: "Costretti a diversi licenziamenti"

Se c'è chi si sta riorganizzando potenziando il servizio a domicilio, alcuni hanno deciso di non alzare la saracinesca fintanto che non rientrerà il rischio contagio

Pronti, via. O quasi. La "fase 2" è iniziata da alcuni giorni, altre attività potranno riaprire probabilmente tra metà maggio e inizio giugno, ma il calo dei contagi e gli annunci da parte del Governo non bastano a rassicurare i commercianti.

Anzi, in questo quadro di regole incerte e di speranze che rischiano di essere vanificate dai comportamenti irresponsabili dei pochi (che purtroppo così pochi non sono) emergono storie di diverso taglio: c'è chi è pronto a ripartire, dopo aver ripensato al proprio "business", chi teme la riapertura se questa non sarà preceduta da codici di comportamento certi, o anche chi ha deciso di non ripartire, perchè non pensa che questo possa portare un effettivo vantaggio economico ma possa anzi trasformarsi in un vero e proprio "boomerang".

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"Abbiamo deciso di riorganizzarci potenziando il servizio di consegna a domicilio - ci spiega il titolare di un ristorante/piadineria - perché abbiamo dovuto eliminare 12 tavoli su un totale di 20 e quindi, anche ad una ripresa delle attività a pieno regime dobbiamo guardare anche a questa fetta di mercato per non chiudere. Dovremo purtroppo fare diversi licenziamenti e ridurre significativamente il numero di persone che lavorano con noi".

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C'è poi chi è in attesa di notizie sul da farsi per il proprio comparto, ad esempio quello della vendita di abbigliamento.

"Al momento - ci spiega una commerciante - non c’è traccia di cassa integrazione, non tanto per me ma per i miei collaboratori e per tutte le persone che gravitano attorno ad un’attività commerciale. Ho sentito dire che potrebbe essere obbligatorio sanificare i vestiti, ma come farlo? Sanificare un capo di abbigliamento - continua - vuol dire venderlo già usato, quindi occorrerebbe pensare a dei sistemi di sterilizzazione che possano garantire la massima igiene della nostra merce". Una situazione complessa che rischia di complicare e non poco lo stato delle cose, stante che, precisa,"siamo chiusi da due mesi e le scadenze sono dietro l’angolo. Ma come pagheremo i nostri fornitori? Non sappiamo che incassi ci saranno. Metà della stagione, per quanto mi riguarda, è già saltata. Riaprire con un deficit importante non sarà semplice, ti porti addosso un fardello davvero pesante".

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E poi c'è chi ha già deciso di non riaprire, almeno in questa fase, con il timore che rimettere in piedi la propria attività commerciale possa tradursi in un ulteriore danno economico. Tra questi una panineria di un comune vicino ad Agrigento che sui propri canali social ha annunciato che "non effettuerà servizio d'asporto né in consegna presso il locale né servizio domiciliare".  "Lo Stato - dicono - non ci ha messo realmente in condizioni di poter lavorare nemmeno al 50% delle nostre possibilità. Partendo dal presupposto che lavoriamo esclusivamente con il fresco (aldilà di tutte le norme di sanificazione igienico-sanitarie da rispettare), rimettere in moto attrezzature che hanno un loro consumo, e sfruttarle per il 15% della reale produzione a livello di costi é impossibile! I fornitori - continuano - vanno pagati, le utenze vanno pagate,l'affitto va pagato, e non dico guadagnare ma almeno portare il pane a casa. L'illusione di una finta ripresa a piccoli passi é solo l'anticamera di indebitarsi e costringerci a richiedere prestiti che non potranno essere pagati".

L'intervento del sindaco Firetto

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"Le tensioni sociali già in atto a causa degli effetti disastrosi del Covid 19 sull'economia espongono ancor più i sindaci, in prima linea sui territori nel fronteggiare le emergenze. Intanto si attende ancora la Regione Siciliana per l’avvio del pagamento della cassa integrazione in deroga come previsto dal decreto Cura-Italia a tutela dei lavoratori siciliani. Nell'emergenza  i Comuni stanno correndo sin dal primo momento per far fronte alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. La Regione ha finora evaso solo il 4 per cento delle pratiche. Le risposte dei Governi nazionale e regionale sul fronte della crisi sono state finora insufficienti e le tensioni sociali si scaricano tutte sui sindaci che hanno un rapporto quotidiano e diretto con i cittadini. Sono migliaia le situazioni di difficoltà estrema da fronteggiare. Occorrono risposte concrere subito per i lavoratori, per le imprese, per le famiglie e per gli stessi Comuni che, in assenza di risorse e ridotte all'osso le entrate previste in bilancio,  devono poter garantire servizi essenziali e di solidarietà sociale ben oltre ogni previsione finanziaria. Attendiamo che agli stessi sindaci ai quali viene richiesto questo enorme sacrificio vengano concessi poteri straordinari e temporanei per consentire di agire  con una maggiore efficacia e rapidità d'azione nel rispetto delle leggi ordinarie e dei principi democratici".

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