E' "positivo" e scatta la "caccia alle streghe", il Comune: "Serve rispetto per il prossimo"

Persone risultate infette sono state costrette a chiedere aiuto agli avvocati o a dover spiegare, con un post sui social, come si sono comportate

Il post del Comune di Menfi

"Caccia alle streghe", tam tam di messaggi su Whatsapp e commenti - per niente opportuni - sui social. Ritrovarsi con la comunicazione di tampone rino-faringeo positivo non è una colpa. Nessuno se l'è cercata. Nessuno avrebbe voluto essere contagiato dal Covid-19 e rischiare di star male fino a morire.

Ma il Coronavirus non aveva fatto emergere solidarietà - massima - e voglia di aiutare chi è in difficoltà? Questo è almeno il messaggio - che dal capoluogo come nel resto dei Comuni della provincia - le istituzioni hanno voluto far passare. Eppure però, c'è un "eppure". E' accaduto a Palma di Montechiaro, a Ravanusa, a Campobello di Licata, a Raffadali, a Favara, a Sciacca, a Menfi, a Canicattì, a Licata e ad Agrigento. Laddove si sono registrati più casi di Covid-19 è partita la "caccia alle streghe". Ricerche, deduzioni e illazioni fatte - a sentir parlare alcuni - per capire se si fosse venuti o meno in contatto con il "positivo". Nomi, cognomi, talvolta perfino indirizzi - in alcuni casi anche sbagliati perché di omonimi - che hanno messo ulteriormente in difficoltà chi, suo malgrado, s'è ritrovato contagiato ed è finito per comporre i numeri della pandemia. Qualcuno è stato addirittura costretto, per difendere la sua privacy, a rivolgersi ad un avvocato. Altri - esattamente come è accaduto nelle ultime ore a Menfi - hanno messo un post sui social.  

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E' vero che in tanti sono tornati in fretta e in furia dal Nord. E' vero anche che alcuni - almeno all'inizio - non si sono curati dell'isolamento domiciliare precauzionale. Ed è vero pure che c'è stato - a Sciacca - un denunciato per concorso colposo in epidemia (una persona positiva è stata trovata a fare la spesa in un supermercato). Ci sono però casi - come quello di Menfi - in cui la persona poi risultata positiva non appena è rientrato nel suo paese s'è messo in isolamento volontario, distante non solo dai concittadinii ma anche dalla sua stessa famiglia.  Ed oggi, dopo quel post di spiegazione, è perfino il Comune di Menfi a condannare il comportamento di alcuni richiamandoli "al senso civico". 

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Deve essere chiara una cosa. Quando qualcuno risulta essere positivo al Covid-19 è l'Asp di Agrigento che avvia l'indagine epidemiologica. Indagine che consiste, in prima battuta, nell'acquisire nomi e cognomi delle persone con le quali il "positivo" è venuto in contatto diretto. Queste persone vengono dunque rintracciate dai sanitari e, per precauzione, vengono poste in isolamento domiciliare. A loro viene spiegato come comportarsi da quel momento in poi. Non serve a nulla - se non a fare, gratuitamente, del male - avviare la "caccia" all'identificazione di chi è malato. Di chi, in questi delicatissimi momenti, dovrebbe preoccuparsi di tutt'altro.  

  

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