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Porte chiuse, giudice con la mascherina ma corridoi affollati: al tribunale scatta il protocollo "anti-Coronavirus"

L'ordinanza prevede una deroga "per ragioni di igiene" alla pubblicità delle udienze ma resta la fila fuori dalle aule

Addetti alla sicurezza con mascherine al volto e guanti. Porte chiuse in deroga, per "ragioni di igiene", alla pubblicità dei processi dibattimentali, obbligatoria per legge.

Primo giorno di applicazione effettiva della nuova ordinanza, varata dagli uffici giudiziari dopo il vertice di mercoledì presieduto dal procuratore Luigi Patronaggio, per fronteggiare l'emergenza Coronavirus.

I vertici di Procura e tribunale, insieme all'Azienda sanitaria provinciale e al commissario dell'Ordine degli avvocati Silvio Miceli, hanno deciso di varare le nuove misure precauzionali che, da questa mattina, sono diventate operative. Nessuna scena da psicosi, solo qualche precauzione: all'ingresso quasi tutti gli addetti alla sicurezza avevano la mascherina e i guanti, messi a disposizione dall'Asp per dipendenti e operatori del tribunale. Un solo giudice, del settore civile, ha scelto di celebrare l'udienza indossando la mascherina. Cancellieri, operatori e tutti gli altri magistrati sono rimasti con il volto "libero". 

Tutti i giudici hanno celebrato le udienze a porte chiuse con la presenza delle sole parti. La circostanza, però, ha comportato una criticità perchè, se nelle aule non si sono registrati assembramenti, restando a quella famosa distanza di sicurezza di due metri, indicata nel provvedimento, non si può dire lo stesso per avvocati, consulenti di parte e testimoni che si sono accalcati nei corridoi ad attendere che venisse chiamata l'udienza alla quale erano interessati.

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