Emergenza Covid e sbarchi, il medico fisiatra: "Una bomba ad orologeria"

Paquito Danile: "Il rischio di contagio è enorme, le prospettive di cura assolutamente insufficienti ed inadeguate a massicci ricoveri. L’unica soluzione in grado di risolvere il problema alla base è il blocco immediato di qualsivoglia approdo. Avallo e sostengo la proposta del presidente della Regione Sicilia di ancorare in rada delle navi per la quarantena"

(foto ARCHIVIO)

Sbarchi - su Lampedusa, Porto Empedocle e Pozzallo - che rischiano di trasformarsi in una "bomba ad orologeria". Miracolosamente scampati al rientro dei parenti dal Nord, adesso il rischio contagio da Covid-19 sembra arrivare da quello che è un sistematico - da decenni - esodo dall'Africa. Ad analizzare, con una riflessione ad alta voce, la doppia emergenza - richiamando le istituzioni alla massima attenzione e sottolineando come ad Agrigento, porta d'Europa, manchino i reparti di Malattie infettive e Pneumologia - è Paquito Danile, medico fisiatra, consigliere Ordine dei medici di questa provincia. "Le prospettive di cura sono assolutamente insufficienti ed inadeguate a massicci ricoveri - ha scritto, chiaramente, il medico - . A mio parere, posto che l’unica soluzione in grado di risolvere il problema alla base è certamente il blocco immediato di qualsivoglia sbarco di migranti, avallo e sostengo l'intelligente proposta del presidente della Regione Sicilia di ancorare in rada delle navi per fare svolgere, preventivamente ed obbligatoriamente, un periodo di quarantena, a condizione che non si crei sulle stesse un assembramento di persone  tale da infrangere le distanze interpersonali di contenimento del contagio". 

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Ecco l'integrale testo della riflessione ad alta voce del medico fisiatra, consigliere Ordine dei medici di Agrigento, Paquito Danile. 

"Da decenni ormai, la Sicilia è meta di continui sbarchi da parte di migranti provenienti prevalentemente dal bacino del Maghreb e dal Centro Africa. La molteplicità di guerre e le avverse condizioni economiche di questi Stati ne sono le principali cause. La nostra Sicilia rappresenta senza alcun dubbio la rotta preferenziale per la Comunità Europea, ed Agrigento (con Lampedusa e, quindi, Porto Empedocle) oltre a Pozzallo, la porta di sbarco principale. Il nostro popolo si è rivelato sempre ospitale e solidale nei confronti di chi, per bisogno, si riversa  a centinaia nei barconi della morte e nei gommoni improvvisati da trafficanti di esseri umani senza alcun scrupolo, raggiungendo, purtroppo, non sempre (e tante volte con esiti in naufragi e conseguenti stragi) le coste sicule. Ma questa volta è diverso! Questa volta il livello di allerta ed attenzione per il fenomeno degli immigrati è davvero alto poiché, in relazione alla pandemia generata dal letale Covid-19 , molteplici ed angoscianti sono le considerazioni che tutti noi cittadini siculi - ed in particolare chi, come me, è un medico - ci troviamo a fare. Mi chiedo, in un periodo storico dominato dal terrore del contagio, come si può permettere ancora tutto ciò? In relazione al sempre più galoppante sviluppo del Corona Virus in Africa, con migliaia di contagiati, di cui certamente alcuni a bordo, oltretutto a strettissimo contatto l’uno con gli altri nei giorni trascorsi in carrette del mare o in gommoni straripanti, rappresentano un terreno fertilissimo per il propagarsi dell’infezione. Povera gente a volte sfornita anche di indumenti ... figurarsi di mascherine protettive! Mi chiedo come si può importare, con questa leggerezza, verosimili 'bombe ad orologeria'. Il virus  (per chi è cattolico come me, la 'mano divina') ci ha concesso indubbiamente un vantaggio temporale di circa 1 mese rispetto al Nord da cui è partito il contagio. E così abbiamo sfruttato principalmente l’unico vero dispositivo di protezione individuale che avevamo qui in Sicilia: il distanzamento interpersonale che - grazie ad una prima restrizione del 9 marzo ( preceduta di qualche giorno da un 'colpevole' esodo biblico di meridionali lavoratori o studenti delle zone rosse del Nord che sono rientrati in fretta e furia al Sud) e successivamente al lockdown del16 marzo a firma dell’improbabile governo Conte - ci ha verosimilmente salvato da una ondata di contagi che avrebbe certamente avuto esiti infausti di gran lunga superiori a quelli riscontrati nelle zone rosse del Nord. Ricordiamo che il sistema sanitario Lombardo è circa 10 volte più capiente ed efficiente rispetto a quello siciliano. Scampati quindi miracolosamente al rientro dei nostri parenti e nipoti dal Nord ( per carità mi metto anche nei panni di chi ha accolto i propri figli), non contenti decidiamo con 'nonchalance' di continuare ad accogliere, ad esempio a Siculiana, ove qualche giorno fa hotel Villa Sikania ha ricevuto 70 africani. Quindi non impariamo la lezione? Ci troviamo tra due fuochi e imperterriti ed inconscientemente, dopo essere miracolosamente scampati all’ esodo dal Nord, non ci curiamo dell’ancora più pericoloso esodo dall'Africa?
Ma torno a chiedermi: forse il distanziamento sociale è buona norma  soltanto per i cittadini europei? Forse i migranti sono immuni? Quando arrivano sfiniti vengono eseguiti a tutti indistintamente i tamponi? A prescindere da febbre e tosse poiché potrebbero essere paucisintomatici o asintomatici ma positivi .. ed allora il disastro sarebbe di proporzioni immani! Immaginate un focolaio di Corona Virus in queste strutture di accoglienza o persino tra gli operatori sanitari e marittimi di primo soccorso ma che poi rientrano a casa dai familiari e sono a contatto con tante altre persone, e potenzialmente possono contagiarle. Non mi stancherò mai di dirlo: questo flagello si sconfigge scovando i pazienti asintomatici che sono la vera fonte del contagio. Ma ci sono pochi tamponi e vengono centellinati già per i nostri sanitari, e sono largamente insufficienti a tamponarli tutti. Mi metto nei loro panni, nella loro angoscia, abbandonati colpevolmente  al loro destino. Quindi ragionevolmente mi chiedo: ma se partisse un focolaio epidemico tra migranti ed addetti.. il nostro sistema sanitario, già debole ed inadeguato nella normalità, non appare del tutto evidente che collasserebbe del tutto? Sì, è vero: sono stati creati dei nuovi posti di terapia intensiva in Sicilia, anche ad Agrigento, in previsione di un possibile picco che per fortuna ad oggi non c’e stato, ma vi assicuro, poiché ne ho contezza grazie alla task force del tavolo tecnico di intervento in merito ospedaliero di cui l’Ordine dei medici di Agrigento è autorevole interprete, che quelle decine di posti letto di neo creazione sarebbero assolutamente insufficienti in una vera emergenza stavolta generata da fattori da noi indipendenti. Oltretutto ricordo con orrore che Agrigento, principale porta di ingresso degli extracomunitari nel Mediterraneo, non ha reparto di Malattie infettive, nè di Pneumologia.
Quindi? Tutto ciò è davvero scellerato! Il rischio di contagio è enorme, le prospettive di cura assolutamente insufficienti ed inadeguate a massicci ricoveri. A mio parere, posto che l’unica soluzione in grado di risolvere il problema alla base è certamente il blocco immediato di qualsivoglia sbarco di migranti,  avallo e sostengo l'intelligente proposta del presidente della Regione Sicilia di ancorare in rada delle navi per fare svolgere, preventivamente ed obbligatoriamente, un periodo di quarantena. A condizione che non si crei sulle stesse un assembramento di persone  tale da infrangere le distanze interpersonali di contenimento del contagio (negli ambienti chiusi almeno 2 mt), e che le stesse vengano visitate e sottoposte a tampone in ingresso e al termine della quarantena in modo da avere una ragionevole (anche se mai certa) contezza del loro stato di salute. Allo stesso modo, per tutelare il personale sanitario e marittimo necessario, si forniscano di adeguati dispositivi di protezione individuale e si effettui anche negli operatori la quarantena e il solo tampone alla fine di essa. A gran voce chiediamo l’intervento e la collaborazione fattiva delle autorità preposte: dal prefetto all’assessore alla Salute Razza, al presidente Musumeci, alle autorità sanitarie locali sino ad arrivare al Governo Conte poiché il problema dei migranti è atavico ma di respiro nazionale e non soltanto siciliano. Ma temo che ancora una volta la Sicilia sarà considerata come marginale all’Italia e sostanzialmente avulsa da essa, tranne quando si invoca patriotticamente una unità nazionale (nei fatti inesistente) unicamente per sfruttarla come enorme bacino elettorale di cui ricordarsi ai tempi di elezioni con politicanti di basso rango che ti propinano mirabolanti slogan degni del miglior 'Cetto la Qualunque' salvo poi, una volta eletti, dimenticarsi repentinamente di rappresentare la Sicilia. Ma di questo purtroppo è inutile lamentarsi poiché ne siamo i principali artefici.

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PAQUITO DANILE, medico fisiatra, consigliere Ordine dei Medici di Agrigento". 

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