Da studentessa Erasmus a volontaria contro il Coronavirus: ecco la storia di Anna

Da Aragona a Messina, e poi a Bruxelles per un periodo di studio all'estero che ha incrociato accidentalmente l'esplodere della pandemia in Belgio: da lì la scelta di aiutare in ospedale

(foto da Internet)

Da studentessa all'estero per l' "Erasmus" a volontaria in prima fila contro la diffusione del Covid-19. E' questa la storia di una giovane aragonese, Anna Maria Monachino, che si trova oggi a Bruxelles e la cui storia è stata "rilanciata" alla stampa dal sindaco Peppe Pendolino insieme a quella di un'altra giovanissime emigrata, Azzurra Morreale, che vive invece in Finlandia.

"Sono orgoglioso per come le nostre concittadine si siano inserite nelle loro comunità adottive fino ad arrivare a ricoprire importanti cariche – dichiara – soprattutto in un periodo triste come questo".

Anna Maria Monachino è una studentessa dell'Università di Messina in Medicina e Chirurgia. Lo scorso ottobre ha iniziato la sua esperienza Erasmus a Bruxelles, in Belgio, e cinque mesi dopo è esploso anche lì il Covid-19. Così su iniziativa degli studenti vengono organizzate, nell’ospedale in cui faceva tirocinio, delle attività di volontariato.

"Non sono un’eroina, sono solo una studentessa di Medicina che ha sentito una possibilità di formazione in questa attività di volontariato - ha raccontato in un'intervista al sito on line dell'Università -. Rimanendo a casa, in quarantena, avrei fatto sicuramente del bene ma nel mio caso, potevo dare effettivamente una mano. Non ho considerato l’adesione alle attività come un’opzione. La paura c’era. Ogni giorno mi chiedevo se stessi facendo la cosa giusta. I miei dubbi riguardavano l’ovvia preoccupazione dei miei cari sapendo che ero esposta. La paura per me stessa c’era, ma non eccessiva. Ero tranquilla perchè ci hanno assicurato delle ottime protezioni, al pari di medici e infermieri. Naturalmente il rischio deve essere preso sempre con intelligenza, perchè essere un buon professionista non significa vivere da temerario. Essere un buon professionista significa aiutare gli altri e per farlo bisogna prima tutelare se stessi. Non bisogna considerarli eroi".

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Diversa la storia di Azzurra, che vive in Filandia ed è stata intervistata da un quotidiano locale per raccontare come il Covid è stato vissuto in Italia, tra restrizioni non rispettate e paura del contagio

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