Niente fondi, il Centro nazionale studi pirandelliani denuncia: "Siamo a rischio chiusura"

"Si parla di cultura come volano di sviluppo - dice il presidente Milioto - ma nella città di Pirandello s’ignora e si ostacola un’iniziativa che favorisce cultura e turismo e che viene, anzi, sopportata forse anche con fastidio"

"Il Centro nazionale studi pirandelliani è a forte rischio di chiusura e nella migliore delle ipotesi il prossimo convegno di dicembre, Covid permettendo, potrebbe nuovamente emigrare".

A lanciare l'allarme è Stefano Milioto, presidente del Centro nazionale di studi pirandelliani, che preannuncia di fatto come l'evento, tornato in provincia di Agrigento dopo alcuni anni di esodo a Palermo, sia nuovamente a rischio "a causa della scarsa sensibilità e assenza delle autorità locali", a partire dal Comune e dal Parco Archeologico.

Milioto, in una lunga lettera, spiega di aver inviato un "accorato appello ai presidenti della Regione e dell’Ars, al vice-presidente della Regione, agli assessori ai Beni Culturali e al Turismo, ai capigruppo parlamentari dell’Ars nonché al prefetto di Agrigento".

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"Ogni anno  - dice la lettera - il reperimento dei contributi dai vari Enti si trasforma in una tribolata via Crucis, quasi sempre inutile. Se il Centro dovesse chiudere i danni sarebbero incalcolabili: danno alla critica pirandelliana, per la mancanza di incentivi ad approfondire e rinnovare lo studio dello scrittore, che il Centro stimola incessantemente; danno alla crescita umana e culturale degli studenti partecipanti, che il Centro assiste sin dai primi dell’anno attraverso l’organizzazione delle giornate pirandelliane, propedeutiche al Convegno; danno all’economia e all’immagine di Agrigento. Si parla di cultura come volano di sviluppo - conclude - ma nella città di Pirandello s’ignora e si ostacola un’iniziativa che favorisce cultura e turismo e che viene, anzi, sopportata forse anche con fastidio"

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