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Lunedì, 20 Maggio 2024
La convention

Migranti come merce di scambio e riti vudù per rendere le donne schiave, il procuratore Di Leo: “Abbiamo il dovere di ascoltare le storie di chi sbarca”

Discorso forte, mirato ed esaustivo che ha illustrato tutte le dinamiche e i rischi legati al fenomeno degli approdi clandestini. E’ stato pronunciato durante un incontro sull’immigrazione organizzato dalla prefettura al teatro Pirandello

“Le tragiche storie di chi sbarca sulle coste siciliane, dopo un viaggio in cui si rischia la morte, vanno ascoltate, sempre”. Bisogna farlo per comprendere il coraggio e la disperazione di chi si mette su un barcone sfidando il mare, che sa essere tremendo e letale, per ottenere una flebile speranza di vita, se così si può chiamare. Tutto questo è solo la punta dell’iceberg dell’articolato discorso pronunciato dal procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, al teatro Pirandello durante una convention organizzata dalla prefettura su vari aspetti del fenomeno dell’immigrazione clandestina.

La tratta degli esseri umani

Non è più un segreto o qualcosa che potrebbe ancora sorprendere la triste verità dinnanzi alla quale ci si ritrova quando si parla di migranti. Non a caso il tema del convegno è stato “La tratta degli esseri umani: identificazione e tutela delle vittime nell'ambito del sistema multi-stakeholder alla luce del meccanismo nazionale di referral”. Con il procuratore Di Leo c’erano anche il prefetto Filippo Romano, il questore Tommaso Palumbo e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, rispettivamente il colonnello Nicola De Tullio ed Edoardo Moro. All’incontro hanno anche preso parte numerosi assistenti sociali. Tutti insieme hanno dialogato ed ascoltato le relazioni con il coordinamento del dirigente dell'ufficio immigrazione della prefettura Gabriele Barbaro.

Le storie dei migranti da ascoltare

“Deve essere un ascolto attento, qualificato e completo”: il procuratore Di Leo richiama forze dell'ordine, assistenti sociali e mediatori culturali come risorse essenziali per affrontare “una delle sfide più grandi”. 

"Lo straniero  - ha spiegato - è vittima di reato in quanto essere umano ed i reati che prevedono uno sfruttamento della persona sono oggettivamente più facili da commettere nei confronti di soggetti in condizioni di irregolarità. Sembra incredibile scoprire che vengono fatti giuramenti su immagini sacre con sangue della gallina sgozzata che vengono poi bruciate sul palmo della mano. Giuramenti che hanno effetti sulla mente di queste persone prive di forme di educazione: prede perfette per lo sfruttamento.

La platea del teatro Pirandello

In Nigeria ci sono 40 o 50 etnie e lingue diverse. Chi non ha rapporti con le grandi città, e magari non è andato a scuola, crede a tutto questo. Nella vittima di questi reati sorge la convinzione che loro non hanno diritti, che sono come degli oggetti o delle pedine. Devono fare quello che gli viene chiesto perché sono stati comprati. Una vittima - ha ricordato Di Leo - sosteneva di non potersi sottrarre perché un trafficante aveva pagato. Una ragazza di 25 anni, finita nelle mani della mafia nigeriana, non aveva debiti ma il suo protettore l'aveva comprata”.

Il ruolo della procura

“Il reato di tratta - ha fatto sapere Di Leo dal palco del teatro Pirandello - riguarda quelle fattispecie di traffico di esseri umani che tramuta la persona in oggetto. A mio avviso ci sarebbe anche la possibilità di procedere anche nei confronti del reato commesso all’estero, dato che poi è comunque un reato destinato a concludersi in Italia. Ma noi non abbiamo possibilità concrete di investigazioni sulle coste del Mediterraneo. In alcuni casi perché non c'è uno Stato che esercita giurisdizione. Tentare di tutelare il migrante al di fuori della nostra possibilità d'intervento è un esercizio teorico: è più facile capire cosa accade al migrante che rimane in condizioni di illegalità sul territorio nazionale.

La riduzione in schiavitù

”Anni fa - ha aggiunto il procuratore - ci fu il riconoscimento, in 3 casi, del reato di riduzione in schiavitù per altrettante ragazze nigeriane fatte arrivare in Italia clandestinamente per essere destinate alla prostituzione. La riduzione di soggezione a cui queste ragazze sono state sottoposte si configurò mediante violenza fisica, ma anche mediante l'uso dei riti vudù che comportavano il rischio di ritorsioni verso l'incolumità delle famiglie d'origine per la violazione del giuramento prestato”.

Il tavolo della convention

Il procuratore di Agrigento si è infine soffermato sulla norma che punisce chi mette a disposizione, in affitto, un’abitazione in nero e ad un prezzo fuori mercato a stranieri irregolari: "Poi - ha sottolineato - all’interno delle case si esercita prostituzione e spaccio di droga. Lo straniero interviene come autore di reato ma in questo caso viene punito il cittadino italiano”.

Il lavoro nero in agricoltura e nella ristorazione

"Ci sono migranti - ha poi aggiunto Di Leo - che lavorano con retribuzioni da fame e senza alcun tipo di assistenza. Ci si approfitta del loro stato di bisogno. Se non riescono a non guadagnare i soldi per vivere, cosa saranno costretti a fare? O delinquono o cercano una forma di attività lavorativa. Della prima possiamo farcene carico, ma la seconda non è nient'altro che una portata della nostra società. Queste persone non sono in grado di difendersi perché non possono denunciare in quanto irregolari. Ed è gente che lavora in maniera sproporzionata in quantità e qualità”. Il procuratore lo sa bene e fa un esempio più che lampante: “Tre euro l'ora per 12 ore in una serra".

Storie di donne sbarcate a Lampedusa

Due racconti emblematici, questa volta dalla voce di Rita Duca, coordinatrice Sud e Sicilia del progetto Medea dell’Oim, l’organizzazione intergovernativa in ambito migratorio: “Nel settembre del 2023, quando a Lampedusa in 3 giorni sbarcarono 11mila persone - ha raccontato - siamo riusciti a identificare due vittime di tratta. Erano una ragazza ivoriana ed una nigeriana. Lo hanno fatto due mediatori culturali uomini, di diversa nazionalità delle vittime, che hanno saputo manifestare empatia e sono riusciti a vedere oltre. La giovane nigeriana è sbarcata a Lampedusa nel settembre del 2023. Nel 2021 era stata convinta a lasciare la Nigeria per raggiungere la Libia da un connazionale che le ha garantito un ottimo lavoro. Giunta in Libia ha scoperto di essere stata ingannata. E’ stata affidata ad una signora, la cosiddetta madame che la chiude in una connection house costringendola alla prostituzione. La giovane non aveva altra scelta. Nel 2022 la madame muore e la connection house viene presa in gestione da una donna che vive in Italia che organizza per la ragazza il viaggio per raggiungerla. La ragazza ha raccontato che, prima di partire dalla Libia, la madame le ha ricordato di dover saldare il debito di 30 mila, senza indicare la valuta, una volta giunta in Italia. Sbarcata a Lampedusa la ragazzina ha chiesto di essere protetta ed ha fornito il numero di telefono della donna. La ragazza, che ha avuto coraggio di chiedere aiuto, è stata trasferita da Lampedusa a Pozzallo. L'Oim si è attivata con l'ente territoriale anti-tratta e adesso la giovane si trova nel centro di accoglienza e ha aderito ad un programma di protezione”.

Stesso esito per una donna ivoriana sbarcata sempre a Lampedusa nel 2023 che ha dichiarato di aver lasciato il proprio paese per sfuggire ad un matrimonio forzato organizzato dalla famiglia. 

“La ragazza, giunta a Lampedusa - racconta Rita Duca - ha chiesto protezione internazionale riferendo che in Francia c'era una connazionale che l'attendeva per avviarla alla prostituzione. Non ha raccontato nulla del suo percorso migratorio per arrivare in Italia, né ha fornito numeri di telefono. Essendoci un rischio altissimo di tratta, la giovane è stata inserita in un percorso di protezione”. Rita Duca ha tra l’altro ricordato che tutte le attività di mediazione culturale e assistenza servono a mettere in sicurezza chi sbarca, soprattutto i migranti vulnerabili: minori, donne incinte, disabili, anziani, vittime di tortura o di mutilazioni genitali.  "Dal 2021 al 2023 - prosegue la testimonianza - sono state identificate 42 vittime di tratta (il 50% hanno fatto una denuncia) provenienti da Nigeria e Costa d'Avorio ed indirizzate alla prostituzione. Adesso, invece, arrivano soprattutto dal Bangladesh per sfruttamento da lavoro.

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