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Consortile idrica, il Consiglio comunale come nel "Gioco dell'Oca": si torna alla casella iniziale

Aula "Sollano", con i voti della sola maggioranza e pressata dalla Prefettura, vota un provvedimento che chiede modifiche e integrazioni allo statuto già approvato da quasi tutti i comuni

In tanti, stasera, si erano collegati per assistere in streaming alla seduta del Consiglio comunale di Agrigento che, si vociferava, avrebbe dovuto portare all'approvazione della società consortile che dovrà gestire in futuro il servizio idrico. Probabilmente sono rimasti tutti comprensibilmente delusi quando, alla fine di un dibattito nemmeno così entusiasmante, a maggioranza (15 sì, 3 astenuti tra cui l'ex sindaco Firetto), aula "Sollano" ha tirato la palla in calcio d'angolo approvando un atto che, se da un canto prende atto dello statuto deliberato dai sindaci dell'Ati (e votato da quasi tutti i Consigli della provincia), dall'altro chiede ulteriori carte di appoggio per valutare costi e pericoli e la modifica dell'articolo 35 sussistendo - secondo i revisori dei conti - rischi per le casse pubbliche. Un rinvio a data da destinarsi, praticamente, nonostante, come precisato dal vicesindaco Trupia, sul Comune aleggi oggi il rischio di un commissariamento che - come da tradizione quando si parla del servizio idrico - toglierebbe agli "eletti dal popolo" la possibilità di scegliere, ma anche "l'attenzione delle istituzioni", a partire dalla Prefettura.

La società consortile idrica? Lo statuto rischia di "provocare danni alle casse del Comune"

Del resto l'attuale amministrazione fin da subito si è manifestata abbastanza titubante rispetto all'idea della società consortile, sostenendo che, appunto, una Spa pubblica sarebbe stata più sicura per gli enti, più semplice da gestire e avrebbe comunque garantito la pubblicità del servizio idrico.

Una posizione che, per strane convergenze tra passato e futuro, è di fatto la medesima dell'amministrazione Firetto, che però, votò positivamente in assemblea dei sindaci questa bozza di statuto. "Non per le proteste - ha precisato l'ex primo cittadino", che ha per così dire sfidato la maggioranza a portare avanti una "vera battaglia" contro i "potentati" del servizio idrico regionale (con chiaro riferimento a Siciliacque, di cui tra l'altro è vicepresidente il consigliere comunale Carmelo Cantone) e anche nei confronti dei comuni che continuano a gestire in forma diretta il servizio. 

E allora tutti d'accordo? No. Perché l'Amministrazione in carica contesta alla precedente di non essere intervenuta per tempo modificando uno statuto o cercando di virare su un'altra forma di gestione (per quanto Agrigento fosse l'unico centro a manifestare dubbi tecnici in merito), e l'opposizione si dice disinteressata a firmare un atto che prende tempo, senza cambiare nulla.

Tutti a casa, in attesa di un commissario. 

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