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Da sinistra, Salvatore Carbone, Gaetano Di Giovanni, Riccardo Cacicia e Gioacchino Marrella

Da sinistra, Salvatore Carbone, Gaetano Di Giovanni, Riccardo Cacicia e Gioacchino Marrella

Polemica Val d'Akragas, il dirigente Di Giovanni: "Ho fatto solo rispettare le regole"

"Non sono burattino di alcuno" ha spiegato il dirigente nel corso di una conferenza stampa, convocata di tutta risposta a quella di Lello Casesa. Riccardo Cacicia: "L'addio del Val d'Akragas è una grave perdita"

Il successo e il valore del Val d'Akragas è un dato oggettivo riconosciuto anche dal dirigente del Comune di Agrigento, Gaetano Di Giovanni, e dagli altri presidenti dei gruppi agrigentini. "Ma nel ruolo che rivestivo – ha spiegato il dirigente – dovevo innanzitutto garantire il rispetto delle regole e degli accordi prefissati. Per questo motivo il Val d'Akragas non si è esibito la domenica conclusiva del Festival". La polemica tra Di Giovanni, che è stato il direttore artistico dell'appena trascorsa Sagra del mandorlo in fiore, e Lello Casesa, presidente del gruppo folk Val d'Akragas, va scemando sempre di più. E a volerlo sembrano essere proprio i protagonisti della querelle. "Io non ce l'ho con il Val d'Akragas. Anzi: durante la riunione plenaria con tutti i presidenti dei gruppi agrigentini stavo quasi arrivando alle mani con Riccardo Cacicia, presidente del gruppo 'Città di Agrigento', per difendere il gruppo di Casesa. Non sono burattino di alcuno" ha spiegato il dirigente nel corso di una conferenza stampa, convocata stamani di tutta risposta a quella di Lello Casesa.

La polemica della domenica pomeriggio

Tutto è nato quando Casesa, in conferenza stampa, ha denunciato "un fatto increscioso, in seguito al quale il Val d'Akragas dice definitivamente addio alla Sagra". Si tratta della mancata esibizione del suo gruppo  nello spettacolo conclusivo al teatro "Pirandello". "Sapevamo che, per Lello Casesavolontà del sindaco, avremmo dovuto aprire lo spettacolo. Ma, mentre ci posizionavamo sul palcoscenico, il direttore artistico ci ha comunicato che non ci saremmo esibiti. Un fatto che ha calpestato la nostra dignità". 

Ma Gaetano Di Giovanni, affiancato in conferenza da Riccardo Cacicia (gruppo "Città di Agrigento"), Gioacchino Marrella (gruppo "Sicilia antica") e da Salvatore Carbone (gruppo "I picciotti da Purteddra"), ha spiegato che l'esibizione non era prevista in scaletta: "Abbiamo fatto un accordo, firmato da tutti i presidenti dei gruppi agrigentini, secondo il quale si stabiliva l'ordine di esibizione. In questo documento, nel rigo riguardante la domenica, non vi era alcuna esibizione prevista. Io sono stato incaricato dal sindaco per fare il direttore artistico e, in quanto tale, è stato mio dovere fare rispettare le regole". 

"Il Val d'Akragas – ha detto Riccardo Cacicia, presidente del "Città di Agrigento" – è un gruppo che tanto ha dato e che tantissimo potrà dare al folclore agrigentino. Proprio per questo motivo siamo dispiaciuti della decisione di Casesa di dire addio alla Sagra. Non è una cosa bella per la nostra realtà". Gli fa eco Gioacchino Marrella, presidente del "Sicilia antica", che nel riconoscere il valore dello storico gruppo dice che "nessuno ce l'ha con Casesa o con il Val d'Akragas. Si sono semplicemente rispettate le regole".

In merito allo spettacolo del giovedì sera, in cui il Val d'Akragas ha celebrato i sessant'anni dalla fondazione, il dirigente comunale Di Giovanni ha voluto precisare che "Lello Casesa ha provveduto a versare la somma di mille e cinquecento euro nelle casse comunali al fine di far svolgere lo spettacolo con ingresso gratuito".

Una polemica per certi versi sterile, dunque, che Gaetano Di Giovanni ha voluto chiudere una volta per tutte, rivolgendo un ringraziamento, senza particolari spiegazioni, a Nino Casesa, fratello di Lello, "perché è un gran signore" ha concluso il dirigente comunale.

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