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Finto programma di protezione, condannati in Appello tre agrigentini

Secondo l'accusa, i tre avrebbero costretto una intera famiglia (quella di Vincenzo Balli, già socio di Musotto nella società – poi fallita – denominata World ticket srl) a vivere sotto un finto programma di protezione originato da fantomatiche minacce di morte

Pene ridotte dalla Corte d'Appello nell'ambito del processo a carico degli agrigentini Mario Musotto, Daniela Todaro e Alfredo Silvano. La terza sezione penale di Palermo ha emesso ieri la sentenza. Tre anni per il regista Mario Musotto (in primo grado condannato a 6 anni), due anni per Alfredo Silvano e un anno e mezzo per Daniela Todaro. 

Secondo l'accusa, i tre - per quasi due anni (dal 2004 al 2006) - avrebbero costretto una intera famiglia (quella di Vincenzo Balli, già socio di Musotto nella società – poi fallita – denominata World ticket srl) a vivere sotto un finto programma di protezione originato da fantomatiche minacce di morte. 

Nella vicenda sarebbe entrata in scena una fantomatica squadra di sedicenti carabinieri, mai identificati, che per due anni avrebbe costretto Balli, sua moglie e la figlia ad una vita blindata, in casa con le tapparelle abbassate o fatta di stressanti trasferte in località segrete con auto di scorta con lampeggianti, mancate registrazioni negli alberghi, nomi di copertura, passamontagna, appostamenti di uomini senza volto sul tetto.

Una protezione h24 coordinata, a dire di Musotto, dal maresciallo dei carabinieri Vincenzo Quarta, nome in codice “Orso”, che per e-mail dirige le operazioni di tutela per difendere la famiglia Balli dalle minacce mafiose che continuavano ad arrivare frequenti e puntuali, anche attraverso misteriosi sms.

Tutta la storia sarebbe poi stata scoperta dal Balli, che ha successivamente conosciuto il "vero" maresciallo Quarta. Il sottufficiale, dopo aver scoperto la vicenda, ha messo a verbale le dichiarazioni dei coniugi "sotto protezione", facendo così scattare l'inchiesta.

Alla fine il regista Musotto ha ammesso di avere organizzato la messinscena ma ha detto che era d'accordo con Balli (anche se all'insaputa della moglie) per sfuggire ai creditori in seguito a una serie di difficoltà finanziarie della società.

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