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Comune bandisce concorso e "dimentica" di pagare il premio, condannato dal giudice di pace

I fatti risalgono al 2009, ma l'Ente non ha mai stanziato le somme necessarie per il riconoscimento economico pattuito e adesso dovrà pagare gli interessi e le spese legali

Si parla spesso, soprattutto ultimamente, dei debiti fuori bilancio che assediano il Comune di Agrigento. Si tratta, volendo essere tecnici, di spese improvvise, dovute a sentenze perse dall’ente, che non potevano essere preventivate negli strumenti finanziari e che vanno approvate dal consiglio comunale per la loro regolarizzazione.

Un “imprevisto” che però dalle nostre parti ricorre con una frequenza così alta da essere divenuto un fenomeno “patologico” e sottoposto all’attenzione anche della Corte dei Conti.

Ma tra le centinaia di debiti fuori bilancio che l’aula approva ogni anno non ci sono solamente i risarcimenti per cadute o incidenti stradali provocati dalle cattive condizioni delle nostre strade. Si trovano, purtroppo spesso, anche gli effetti di macroscopici errori da parte dell’Ente.
Una vicenda significativa è stata appunto chiusa qualche giorno fa con il voto in consiglio comunale. Il Municipio ha sborsato alcune migliaia di euro per risarcire un cittadino che dalle casse pubbliche ne attendeva solo qualche centinaio.

I fatti risalgono al 2010:  Palazzo dei Giganti aderì al concorso “Olympeion”, promosso dall'Ordine degli Architetti e dall’allora corso di laurea magistrale di Architettura della città dei Templi per valutare i tre migliori lavori prodotti tra il 2004 e il 2009 e riguardanti la città di Agrigento. Un evento che ebbe grande risalto pubblico, con tanto di cerimonia formale di premiazione e consegna delle targhe alla presenza delle autorità e spazio sulle riviste di settore per i progetti vincitori, che riguardavano – in ordine sparso – il restauro e la rifunzionalizzazione del Circolo Empedocle, la modifica della destinazione d'uso del Palazzo Lo Jacono (ei fù) o la riqualificazione urbana degli spazi aperti nel centro storico di Agrigento. Lavori che, tra l'altro, non sappiamo se il Comune ha mai preso in considerazione prima che la struttura collassasse.

Ciò che manca in questa storia è il cosiddetto “vil denaro”, dato che alla fine nessuno aveva pensato a creare un apposito capitolo di spesa. Così, dopo anni di attesa infruttuosa, i vincitori hanno deciso di rivolgersi ad un avvocato e citare in giudizio l'ente per chiedere il pagamento di quanto dovuto . Il giudice, alla fine, ha dato ovviamente ragione al ricorrente, stabilendo che “non è onere del privato cittadino accertare e provare l’inesistenza di una copertura finanziaria, di una spesa decisa e deliberata da un ente locale territoriale". Quindi, oltre ai soldi del premio, ci siamo dovuti caricare sulle spalle le spese legali, gli oneri e la rivalutazione monetaria. Un caso isolato?

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