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Mercoledì, 18 Maggio 2022
L'inchiesta / Santa Margherita di Belice

La profezia del prof arrestato: "Noi siciliani affidabili come boss, oggi tutti denunciano e vai in galera..."

Le intercettazioni dell'inchiesta sui concorsi truccati al Policlinico. Gaspare Gulotta si lamentava dei rischi che gli accordi a tavolino avrebbero comportato rispetto al passato. Dalle carte emergono anche le pressioni per aiutare la figlia Eliana (ai domiciliari pure lei) in ambito accademico e privato. Indagati due poliziotti della Dia

Arrivava a paragonare i professori siciliani ai mafiosi, per la loro lealtà nel rispettare i patti durante i concorsi, sostenendo che "soprattutto da Roma tutti preferivano fare le commissioni con i siciliani, c'era 'sta cosa della mafia, infatti si diceva: 'Un siciliano muore ma non...'". Secondo Gaspare Gulotta (71 anni, originario di Santa Margherita Belice), l'ex direttore del dipartimento di Discipline chirurgiche, oncologiche e stomatologiche del Policlinico, finito ieri agli arresti domiciliari, i tempi sarebbero cambiati e fare gli accordi per scegliere a tavolino i vincitori sarebbe diventato non solo più difficile, ma anche molto più pericoloso: "Oggi tutti denunciano - affermava quasi profeticamente - vai in galera...".

Dall'ordinanza del gip Donata Di Sarno, con cui sono stati disposti i domiciliari anche per la figlia di Gulotta, Eliana, e l'interdizione dai pubblici uffici per un anno per altri 11 indagati, emerge pure che il professore avrebbe brigato per far ottenere l'abilitazione scientifica nazionale (Asn) proprio alla figlia, ma anche che le avrebbe procurato un falso certificato medico che la donna avrebbe poi utilizzato per denunciare per maltrattamenti e lesioni l'ex marito. Una storia fatta pure di ricerche in banche dati riservate, che ha fatto finire sotto inchiesta due poliziotti in servizio alla Dia. Inoltre, Gulotta racconta anche l'origine della "alleanza innaturale, come quella dei grillini con il Pd" con un altro indagato, il professore Adelfio Latteri, che aveva preso il suo posto alla guida del dipartimento dopo la pensione. Un patto secondo cui, come sostiene il procuratore aggiunto Sergio Demontis, che ha coordinato le indagini del Nas dei carabinieri, una volta ciascuno i due professori avrebbero imposto i loro allievi prediletti nei concorsi banditi dall'università che sarebbero stati truccati.

"C'era questa cosa della mafia, tutti volevano i siciliani nelle commissioni"

Il 29 agosto del 2020, Gulotta diceva: "Prima effettivamente i concorsi erano truccati, è ovvio che erano truccati" e specificava che "dopo i fatti di Catania (si riferiva all'inchiesta sui concorsi truccati in quella università, ndr) bisogna adottare un metodo, sia per nominare il commissario che si è dimesso, sia per nominare gli altri commissari del concorso di associato. Si prende una lista nazionale su 160 persone sono rimasti solo 23 che hanno i titoli". Ed è a quel punto che spunta nelle intercettazioni il paragone tra i prof siciliani e i mafiosi "mettendoli - dicono gli inquirenti - sullo stesso piano in quanto ad affidabilità nel rispettare gli accordi illeciti": "Soprattutto da Roma tutti preferivano fare le commissioni con i siciliani, volevano fare i patti con i siciliani, perché i siciliani erano affidabili, c'era 'sta cosa della mafia, infatti si diceva: 'Un siciliano muore ma non...'". 

"Oggi tutti denunciano e vai in galera..."

Ma i tempi sarebbero cambiati, secondo l'indagato: "Non sono più quelli di una volta (i commissari, ndr), noi prendevamo impegni, andavi in un posto... Ora l'accademia è fatta da questi giovani... i nuovi non ragionano". In un altro passaggio aggiungeva: "Oggi tutti denunciano e vai in galera... Oggi siccome l'università è cambiata tutti denunciano, tutti fanno, tutti dicono... Tu devi stare attento da un lato devi rispettare anche l'intenzione della sede, però devi pensare anche a salvaguardare il tuo culo perché oggi vai in galera". Ed è grosso modo quanto è successo a lui.

Le false lesioni, la denuncia dell'ex e i poliziotti della Dia indagati

Il professore si sarebbe prodigato non solo per i suoi allievi, ma anche per i suoi figli, Eliana (chirurgo al Civico) e Leonardo (la prima è finita ai domiciliari, l'altro è stato interdetto per un anno). Avrebbe procurato falsi certificati medici ad entrambi per consentire loro - secondo la Procura - di assentarsi dal lavoro. In un caso, però, la certificazione di presunte lesioni ai danni della donna sarebbe stata utilizzata a sostegno di una denuncia per maltrattamenti nei confronti del suo ex marito. Una vicenda che è valsa ora l'accusa di calunnia per l'indagata e il padre. "Da due anni ormai stiamo conducendo una tremenda battaglia processuale, sia in sede penale che civile, nonché al tribunale dei minori - afferma l'avvocato dell'ex coniuge di Eliana Gulotta, Massimo Motisi - sostenendo la calunniosità delle accuse. Finalmente sta emergendo la verità". Come ricostruiscono i carabinieri, per ottenere informazioni sull'uomo, Gulotta si sarebbe rivolto a due poliziotti in servizio alla Dia - finiti entrambi sott'inchiesta - per ottenere informazioni dalle banche dati riservate ed in uso alle forze dell'ordine.

"I commissari li porto tutti a cena, siete miei ospiti..."

A luglio del 2019, il professore si sarebbe dato da fare per far ottenere l'abilitazione scientifica nazionale (Asn) alla figlia Eliana, un chiaro episodio di "nepotismo", scrivono gli investigatori. Un collega di Gulotta lo avvertiva che "domani magari avrò quelli della commissione..." e lui replicava: "Sì, li portiamo a cena, non ci sono problemi, me li porto tutti a cena io domani sera... Per me è un grande piacere, puoi dire a tutti che siete ospiti miei".

"Una cosina per mia figlia, la mia omonima va bene?"

Il professore si sarebbe poi raccomandato con un altro collega: "Mia figlia è diventata di ruolo all'ospedale Civico, ora la presento per l'idoneità, chiamerò l'amico nostro per l'idoneità da associato, ora lo chiamo per dirgli che a maggio si presenta, perché in verità lui è stato a Palermo più volte con me, è stato mio ospite a cena anche con gli altri commissari... perché lui per me è gran signore, una grande gentiluomo... Va bene non le servirà a nulla però quest'idoneità a me serve... In un momento particolare per mia figlia, insomma le do una cosina... per cui per i miei figli, ma anche per la scuola questi altri due anni sarebbe...". Successivamente interloquiva con un altro collega: "Un'altra cosa, c'è l'amico tuo che è anche cattedratico siciliano, c'è la mia omonima (cioè la figlia, ndr) che si presenta per l'abilitazione da associato, mi sembra poco carino che lo chiami io, glielo spieghi?" e l'altro: "Stai parlando della commissione dove ci sono..." e Gulotta: "Sì che io ho avuto come ospiti qui a Palermo più volte... La mia omonima, va bene?".

"Volevano fottermi e io mi sono alleato con il nemico..."

Ma Gulotta, che ammetteva lui stesso l'esistenza di un patto per favorire i candidati nei concorsi con il professore Latteri, ne spiegava anche l'origine: "Perché quando devo fare l'accordo con Latteri dell'alternanza... quello ha un'età diversa dalla mia, devo fare dei patti... Quando diventai capo dipartimento io ho detto: 'Io spero che questo dipartimento... mi auguro che diventi unità importante assistenziale e scientifica' che significava: cari prof, il nostro nemico è Latteri quindi se noi tutti quanti coglioni, tutti quanti siamo, il nostro problema... quindi se noi sapremo essere uniti da questa parte noi a quello (Latteri, ndr) lo metteremo al muro. Cosa è successo? Che ogni mattina di nascosto, una mattina ci andava il prof... a parlare con Latteri, una mattina sì e una mattina sempre ci andava il prof... e due volte alla settimana il prof... pensando che fottevano a me. Allora io quando ho capito il giochetto: aspetta, l'alleanza con Latteri allora la faccio io e voi resterete fuori da tutto, e così è stato, non hanno beccato neanche un biciolo, perché io non è che volevo fare alleanza con Latteri, che per me era un'alleanza innaturale, cioè quella dei grillini con il Pd".

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