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Giustizia amministrativa / Licata

Ordinanze firmate per ripulire la città, il Tar: "Senza motivazione, sono illegittime"

Il tribunale si è pronunciato sul ricorso proposto dalle imprese che lamentavano il mancato pagamento dei servizi prestati

Sprovviste dei requisiti che dovrebbero stare a monte di provvedimenti straordinari come sono le ordinanze sindacali. Per questo il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso presentato dalle imprese del servizio di igiene ambientale, ha annullato due ordinanze del sindaco di Licata datate 26 giugno e 20 luglio, con le quali, preso atto delle gravissime condizioni in cui versava la città dal punto di vista igienico, si dava ordine alle ditte di rimuovere i rifiuti abbandonati in varie zone del territorio licatese.

Se il Tar, come si legge nel provvedimento pubblicato dallo stesso tribunale e reperibile on line - ha parzialmente accolto le tesi del Comune rispetto al difetto di giurisdizione collegato ad una richiesta delle imprese di provvedere al pagamento dei servizi resi - dichiarando solo il difetto di giurisdizione e spostando quindi tutto al tribunale ordinario - è stato totalmente a sfavore degli atti approvati dall'amministrazione Balsamo ad inizio estate. 

Le ditte, nel proprio ricorso, hanno chiarito di operare "in un contesto di grande difficoltà, connotato dall'abbandono incontrollato di rifiuti che andrebbero invece sottoposti al regime di raccolta differenziata. In particolare". In particolare le imprese sostengono di "avere più volte segnalato al Comune di Licata numerose discariche abusive che, nel tempo, ha provveduto a rimuovere. Ciononostante, le medesime discariche abusive si sono sempre riformate negli stessi punti dopo poco tempo".

Le ordinanze firmate dal Comune per bonificare il territorio comunale però sono per il tar illegittime "perché emanate in assenza dei prescritti pareri di legge.  Pareri che non possono dirsi sostituiti dal mero riferimento a un’interlocuzione con il referente dell’ufficio igiene pubblica di Licata (dichiaratamente intervenuta “per le vie brevi”) e con il responsabile della posizione organizzativa dell’ufficio comunale preposto al servizio di raccolta rifiuti". Non solo, secondo il Tar, "non si trova traccia, dalla documentazione in atti, dei pareri previsti" e vi sarebbe persino nell'ordinanza più volte riferimento ad articoli di legge che non avrebbero diretta refluenza sulla vicenda.

Gli atti indicati come supporto legale alle ordinanze, quindi, al massimo "possono dimostrare l’esistenza di gravi criticità – anche di ordine sanitario – nella gestione dei rifiuti urbani, ma nulla dicono (né nulla avrebbero potuto dire) in ordine alla posizione assunta dai competenti organi tecnici con specifico riguardo a (eventuali) speciali forme di gestione dei rifiuti (che avrebbero dovuto essere palesate dal Comune intimato in sede istruttoria delle emanande ordinanze) e alle loro conseguenze ambientali".

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