"Ingerenze della criminalità organizzata", sciolto il consiglio comunale di Camastra

E' stato deliberato su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti. Il piccolo Comune era finito alla ribalta della cronaca per l'inchiesta antimafia "Vultur"

Una veduta del Comune

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Camastra. "In ragione delle riscontrate ingerenze da parte della criminalità organizzata" - scrive in una nota palazzo Chigi - . Il piccolo Comune era finito alla ribalta della cronaca per l'inchiesta antimafia "Vultur".

Otto provvedimenti in 25 anni 

A fine dello scorso novembre era arrivata la proroga dell'accesso ispettivo al Comune. La commissione, nominata dal ministero su sollecitazioni della Prefettura, è dunque rimasta al lavoro per altri tre mesi. La commissione che è stata al lavoro per mesi e mesi era composta dal vice prefetto Elisa Vaccaro, dal vice capo della Squadra Mobile Vincenzo Di Piazza (trasferito di recente) e dal colonnello della Guardia di Finanza Fabio Sava. Commissione che ha cercato d'accertare se vi fossero stati o meno eventuali condizionamenti o infiltrazioni nella macchina amministrativa. 

Accesso ispettivo antimafia al Comune di Camastra, c'è la proroga per altri tre mesi 

All'accesso ispettivo al Comune di Camastra si è arrivati dopo l'operazione "Vultur" della Squadra Mobile e della Dda di Palermo. Il sindaco Angelo Cascià nel mese di giugno terminerà il suo mandato elettorale. Il sindaco si è sempre detto sereno. "Io ho sempre combattuto la mafia e negli atti amministrativi è tutto riscontrabile - aveva dichiarato nei mei passati - . In questi anni non è stato dato nemmeno un appalto o un consulenza perché l’ente è senza soldi e riesce a malapena a pagare i dipendenti". 

L'inchiesta "Vultur" ha fatto emergere dei presunti tentativi di ingerenze da parte della famiglia mafiosa del paese, che faceva riferimento al vecchio boss Rosario Meli, all'interno del Comune. A Meli è stato contestato di essere stato il capo della cosca di paese. Avrebbe avuto un ruolo - secondo l'accusa - anche nella campagna elettorale che, nel giugno del 2013, portò all’elezione del sindaco Angelo Cascià che, comunque, non sarebbe indagato.

Accesso ispettivo antimafia, commissione al lavoro per tre mesi  

Due aspiranti consiglieri di quelle tornata elettorale avrebbero subito delle pressioni per non candidarsi da Giuseppe Meli, figlio di Rosario. I due sentiti in aula (Carlo Ninfosì ha avuto 60 voti, Salvatore Todaro 40 ma non sono bastati) avevano un po’ alleggerito i toni delle pressioni dicendo che “più che altro erano sembrati dei consigli e non proprio delle minacce”. Domani mattina si torna in aula con una nuova udienza del processo. 

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