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Giovedì, 23 Maggio 2024
Il punto

Agrigento, la città delle incompiute: triste tour delle promesse mancate

In alcuni casi si tratta di opere che attendono da decenni di vedere la luce: tutto con grande dispendio di soldi pubblici

La proposta (o provocazione) dei giorni scorsi da parte di Codacons sulla possibilità di prendere in gestione il parco dell'Addolorata ha riaperto il dibattito su un tema quasi "sopito": Agrigento è una città delle grandi opere rimaste incomplete.

C’è infatti sorta di maledizione che sembra aver colpito la città dei Templi da almeno venti anni: esiste infatti un gran numero di infrastrutture che non solo sono rimaste incomplete e/o inutilizzate, ma che sembra proprio non siano destinate ad un futuro produttivo.

Gli esempi sono purtroppo innumerevoli.

Partiamo da quei beni che, in effetti, sono funzionanti (o quasi) ma stentano ad essere sfruttati. Il primo è certamente la piscina comunale di Villaseta: affidata a privati alcuni anni fa e poi rimasta chiusa durante il periodo Covid, oggi è inutilizzabile a causa di un danno alla caldaia dal valore di oltre 60mila euro. Prima di poter mettere mano ad un qualunque intevento di manutenzione, però, si è dovuto accatastare l’immobile, che risultava ancora “fantasma” su un terreno di proprietà del Demanio regionale (si tratta infatti di infrastrutture costruite dopo la frana del 1966, quando nacquero Villaseta e Monserrato).

Il Comune, aveva garantito a fine gennaio l’assessore allo Sport Costantino Ciulla, avrebbe lavorato per "un'eventuale sostituzione a nostro carico del bruciatore della caldaia". Peccato che però, il 28 febbraio, Palazzo dei Giganti ha scritto alla società sportiva che gestisce il bene dicendo che "gli interventi di manutenzione straordinaria necessari per la riapertura dell'impianto e della relativa fruizione al pubblico" sono a carico loro "come previsto dal contratto di appalto e dal capitolato speciale di appalto". Una linea che il privato ha già respinto formalmente, annunciando ricorso per le vie legali e ovvio risarcimento del danno.  Nel frattempo, ovviamente, la piscina resterà chiusa.

Aperto, ma ancora al centro di polemiche, è invece il parcheggio pluripiano di via Empedocle: dopo il passaggio dalla gestione privata a quella del Comune si registrò un grave incendio nella sezione 0, adibita a posteggio per le auto di servizio dell’Ente. Da quel momento il Municipio lavorò per la riapertura, ottenendo la Scia che era però subordinata al sopralluogo realizzato dai vigili del fuoco. Verifica fatta nei giorni scorsi, con la conseguente individuazione di una serie di criticità che dovranno adesso essere “mitigate attraverso adeguate misure compensative a tutela della pubblica e privata incolumità”. Tutto entro 45 giorni, altrimenti scatteranno “la sospensione dell'esercizio dell'attività, oltre la conseguente denuncia all'autorità giudiziaria".

Chiusa, ma completa quasi in ogni sua parte dopo decenni e decenni è la palestra polidistrettuale di via dei Normanni. I cantieri ripartirono con l’amministrazione Firetto (dopo un primo start and stop con Zambuto) ma non si arrivò mai al taglio del nastro, pare per problemi nel rilascio degli allacci per i servizi a rete: anche in questo caso, infatti, il bene non era stato mai accatastato (nonostante siano stati usati fondi pubblici per intervenire). Se nel 2022 la Pallamano Girgenti ha annunciato di lasciare la città in assenza di risposte sul futuro della struttura, ad oggi non si ha alcun aggiornamento sullo stato dell’Arte.

Completo e aperto, ma privo di qualunque certificazione e soprattutto ormai totalmente devastato dai vandali e dal trascorrere del tempo è invece il parco Icori: la struttura infatti, come spiegato in Consiglio comunale dal vicesindaco Aurelio Trupia, è oggi sprovvista di tutti o quasi i documenti necessari e non è ben chiaro nemmeno se quell’enorme colata di calcestruzzo che andò a ricoprire l’area della frana del 1966 è stata ufficialmente completata e ritenuta agibile. Nelle more del parco si parla ogni tanto, stancamente, affermando che sì, la sua messa in esercizio sarebbe un “volano” per la città ma ad oggi è solo una gigantesca discarica all’aria aperta e un luogo scelto da chi vuole commettere atti poco leciti.

Incompleto e ovviamente non utilizzato (se non dagli homeless) è invece il parcheggio pluripiano di piazzale Rosselli: anche questo, come la palestra polidistrettuale, è stato oggetto due distinti tentativi di completamento, l’ultimo del 2012, che venne bloccato da un interdittiva atipica antimafia poi stracciata dal Cgars. Si era tentato di recuperare i rapporti con il privato, comunque interessato a riprendere le attività ma non si è mai arrivato ad un accordo e lo stesso ha già ottenuto la condanna del Comune ad un risarcimento di circa un milione e mezzo di euro.

"Nonostante le posizioni non fossero tanto distanti all'ultimo incontro del mese scorso - ha spiegato l'assessore ai lavori pubblici Gerlando Principato a gennaio - il concessionario non ha presentato una nuova ipotesi di piano economico finanziario”. Pagina chiusa, quindi, con il parcheggio che necessiterebbe oggi di oltre 11 milioni di euro per il completamento.

Incompiuta e totalmente abbandonata, al punto di essere diventata un pericolo, è la variante Raffadali-Fontanelle, che venne realizzata alcuni decenni fa ma appunto mai collegata con il popoloso quartiere, tanto da terminare nel vuoto.

Nessuna notizia si ha, poi, del destino dei due grandi progetti di riqualificazione del centro storico (uno solo dei quali effettivamente iniziato, ma mai completato) affidati in epoca Zambuto, cioè “Terravecchia” e “Ravanusella”. Nel primo caso il privato ha ad un certo punto lasciato l’appalto in seguito ad un prolungamento inatteso e sproporzionato dei lavori (dovuto ai ritrovamenti archeologici e alla necessità di rivedere e riprogettare il tutto) e il Comune sta adesso tentando di rimettere in fila il tutto per provare almeno a completare quanto rimasto, dato che la zona di Sant’Antonio è ancora un cantiere aperto, sommerso per di più da sporcizia e degrado. Nessuna notizia si ha invece per il mega progetto che avrebbe dovuto riqualificare complessivamente l’area dello “Scaro vecchio”, tra case ricostruite e nuove piazze avveniristiche.

Un’altra incompiuta, una delle tante.

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