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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Comitato per l'acqua pubblica: "Dove sono finiti i sindaci ribelli?"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

E’ opinione del comitato Inter.Co.PA che i tanti sindaci “guerrieri”, chenella prima ora hanno combattuto la gestione di Girgenti Acque,carichi dell’energia e  della rabbia dei propri cittadini che da anni fanno sentire la protesta per le carissime bollette che gli vengono recapitate nonostante il pessimo e  inadeguato servizio che ricevono, da quandosono entrati a far parte dell’ATI,sembra che molti siano stati colpiti dall’oblio più totale.
Eppure, se i sindaci hanno letto l’Atto di Indirizzo per la riorganizzazione del servizio idrico integrato della Sicilia, diramato dall’Assessorato Regionale dell’Energia e dei servizi di Pubblica Utilità in data 18 maggio 2017, a firma dell’Assessore Vania Contrafatto e, soprattutto, se hanno letto la relazione della Commissione Ispettiva Interassessoriale  per la verifica delle anomalie e dei disservizi contestati dall’utenza ai gestori del servizio idrico dei Comuni dell’Ambito Ottimale di Agrigento, trasmessa in data 19 maggio 2017, da guerrieri che erano dovrebbero diventare “gruppi d’assalto”.
Come si può cadere nell’oblio nell’apprendere che i cittadini dei 27 comuni che hanno consegnato le reti a Girgenti Acquesubiscono un aggravio sulle tariffe, a causa dei 16 comuni che non hanno  consegnato le reti e, soprattutto, le loro fonti di acqua. Si tenga conto chela voce che più di ogni altra determina la sproporzione tra le nostre tariffe, al confronto con quelle della media nazionale,sono il costo delle“materie prime”, dove l’acqua rappresenta il 90% del costo complessivo.Questo succede perché costretti a comprarel’acqua da Sicilia Acque SPA a euro 0,72 con un’incidenza sulle tariffe finali di circa il 40%. Mentre nella media nazionale, l’incidenza delle “materie prime” nella tariffa,è del 6%.
Inoltre. Come si può cedere all’oblio nel leggere nella relazione della Commissione Ispettiva che, a causa dei 16 comuni che non hanno consegnato le  reti, “…il piano economico finanziario che costituiva lo strumento cardine per assicurare l’efficienza dei servizi da erogare per garantire la bancabilità della gestione finanziaria e degli investimenti…” ha determinato la crisi dell’equilibrio finanziario,considerato che la formazione del piano era stato realizzato sulla base dei 43 Comuni e che, a detta di Girgenti Acque, non ha consentito l’investimento dei fondi sulle reti, le fogne e i depuratori. In pratica, se oggi Girgenti Acque non ha sfruttato i 108.592.740 di euro approvati con delibera n. 6 del 6 dicembre 2011, salvo una parteutilizzataper i comuni di Licata, Ribera e Castrofilippo, è accaduto perché sono venuti meno dei fondi per la copertura finanziaria,  una parte dei quali sono stati utilizzati per pagare  infrazioni sanzionate dall’Unione Europea per i ritardi accumulati nel sistema fognario-depurativo. Ma il fatto ancora piùgrave è che alla data del 31-12-2015 i fondi pubblici europei non sono più disponibili, essendo scaduti i termini entro i quali  i lavori dovevano essere eseguiti per ottenere la successiva certificazione delle somme sui fondi europei.E quindi, oggi, si deve trovare un’altra copertura finanziaria. Oltretutto non più stimata in 108.592.740,00euro, bensì in euro 236.895.917,00 come stabilito sempre dalla stessa delibera n. 6.Al momento l’unica speranza rimastaaperta è di ottenere l’inserimento nel P.O. 2014-2020, e incardinato nel Patto per il SUD.
Alla luce di quanto riportato nella relazione dalla Commissione Ispettiva, il “fastidioso” comitato Inter.Co.PA si chiede se  l’ATI sta provvedendo, innanzitutto, a sgombrareil campo dalle anomalie interne alla sua costituzione e che determinano gravi e irrisolvibili questioni, per dare all’ATIquella legittimazione che, così come stanno le cose, non ha. Infatti, considerato che i 16 comuni stanno dentro l’Assemblea Territoriale Idrica nonostante la sentenza della Corte Costituzionale n. 93/2017abbia bocciato l’art. 3, comma 3, lettera i) della L.R. 19/2015, richiamata e fatta propria dall’Assessorato Regionale dell’Energia che ha emanato l’Atto di Indirizzo,nel quale sono chiarite le disposizioni agli ATI circa la disciplina dei nuovi Enti di Governo, è possibile conoscere le decisioni in merito? Forsenon è chiaro che l’ATI deve procedere a verificare se i 16 comuni che non hanno consegnato le reti hanno, o no, i requisiti stabiliti dal D.lgs. 152/2006, art. 147, comma 2/bische consente, eccezionalmente, la gestione in house? Forse i  comuni che non hanno consegnato le reti e che acquistano l’acqua da Girgenti Acque, perché non hanno fonti proprie, rientrano nell’art. 147, comma 2/bis? Forse hanno “fonti qualitativamente pregiate” i duecomuni che non hanno consegnato le reti e hanno avuto sequestrati i depuratori dall’Autorità Giudiziaria? Forse i rimanenti 13 comuni hanno “fonti qualitativamente pregiate” e i requisiti previsti sono già stati vagliati dall’ATI per ottenere e concedere la gestione in house?
La questione che oggi il “fastidioso” comitato Inter.Co.PA pone  è: se i 27 comuni gestiti da Girgenti Acque non avessero all’interno dell’ATI i 16 comuni “ribelli”, la lotta contro l’inadempiente gestore sarebbe condotta con tanta prudenza e tatticismi, utili, forse, a chi non ne ha interesse o coltiva interessi diversi?
 

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