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Giovedì, 23 Maggio 2024
Squadra Mobile e Dda / Licata

L'inchiesta antidroga "Hybris", le intercettazioni: "Vidi ca l’inchiummu, possono venire gli sbirri e mi faccio arrestare con il piacere mio"

Il gip: "Le conversazioni avrebbero fatto emergere che c'era uno scontro con terzi soggetti non individuati, Cavaleri, nella qualità di capo, era intervenuto per rivendicare l’appartenenza dello stesso Sorriso al proprio sodalizio”

“Vidi ca l’inchiummu, ce l’ho in tasca e me sto andando al bar, possono venire gli sbirri e mi faccio arrestare con il piacere mio. … Chiamali perché ce l’ho in tasca, carico con dieci colpi lì dentro, vedi che lo esco e combino l’opera eh!”. E’ il 5 maggio del 2021 quando “Angelo Sorriso telefona – secondo quanto è stato ricostruito nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Palermo, su richiesta della Dda – a Michele Cavaleri avvisandolo che si stava recando al bar munito di pistola carica e sollecitando appunto un suo intervento”. “… Me ne sto andando al bar, digli che non si avvicina nessuno che impiombo a tutti, li impiombo”. Cavaleri – stando a quanto emerge dall’ordinanza – avrebbe cercato di calmarlo: “Senti menomato, cerca di smetterla che ora io la chiamo”. Le conversazioni avrebbero fatto emergere – stando all’accusa – che “Sorriso era coinvolto in uno scontro terzi soggetti non individuati, scontro che era stato composto proprio dal Cavaleri il quale, nella qualità di capo, era intervenuto – scrive il gip – per rivendicare l’appartenenza dello stesso Sorriso al proprio sodalizio”.

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“Il conflitto perdurava almeno fino alla metà di giugno giacché il 15 giugno – argomenta il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo – veniva registrato un dialogo di Cavaleri con (omissis), nel corso del quale il primo raccontava di un attentato in danno di ‘Angeluzzo Sorriso’ definito da Cavaleri come ‘quello che cammina con me’. In particolare, Cavaleri riferiva che erano stati esplosi dei colpi di pistola contro il portone di ingresso dell’abitazione di Sorriso. Ragion per cui Michele Cavaleri convocava subito una riunione al bar. Dall’intercettazione telematica emergeva che la riunione aveva ad oggetto lo scontro tra tale ‘Mauro’ e Sorriso”. Cavaleri durante l’incontro avrebbe rimarcato “l’appartenenza al proprio gruppo”: “Se ti dico che è con noi, basta!”. Emerge anche questo – sinonimo della stabilità della presunta associazione per delinquere – dall’inchiesta antidroga “Hybris” che è stata sviluppata, per oltre un anno e mezzo, dai poliziotti della Squadra Mobile, coordinati dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, e dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Ventisei le persone che sono finite – all’alba di martedì – in carcere. 

L’operazione antidroga è stata eseguita – con la notifica dei provvedimenti - fra Licata, Gela, Catania e Campobello di Licata.

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