Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Canicattì

Cittadinanza onoraria per Pietro Ivano Nava, Di Ventura: "Testimone di giustizia puro"

Il 21 settembre del 1990, poco dopo l’assassinio del Giudice Livatino, non esitò a contattare la questura di Agrigento riferendo tutto ciò che aveva visto

Cittadinanza onoraria a Pietro Ivano Nava. E' questa la proposta del sindaco di Canicattì, Ettore Di Ventura e dell'assessore alla Cultura Angelo Cuva. Nava è l’unico testimone oculare dell’omicidio del beato Giudice Rosario Livatino.

 “La cittadinanza onoraria conferita a Piero Ivano Nava è un onore anche per la nostra Città - dichiara l’assessore angelo Cuva - che, in tal modo, potrà annoverare tra i suoi cittadini quest'uomo che, con la sua condotta di cittadino normale che crede nei valori fondanti dello Stato diventa un eroe, un simbolo da diffondere, soprattutto tra le giovani generazioni, quale esempio di rettitudine etica che conferisce all'uomo dignità civile e spirituale".

“La figura di Piero Ivano Nava è una figura emblematica, un testimone di giustizia per così dire 'puro' che, dopo aver assistito all’uccisione di una persona – non sapeva infatti che si trattasse di un magistrato – ha sentito immediatamente il dovere di denunciare il fatto alle autorità per disinteressato spirito di giustizia e di solidarietà sociale. Con le sue dichiarazioni – aggiunge il sindaco della città, Ettore Di Ventura - ha reso possibile l’immediata individuazione e la successiva condanna degli assassini del Giudice Rosario Angelo Livatino".

La sua storia

Piero Nava, il 21 settembre del 1990, poco dopo l’assassinio del Giudice Livatino, non esitò a contattare la questura di Agrigento riferendo di avere notato sulla SS 640 (che egli per ragioni di lavoro aveva percorso nello stesso senso) una Fiesta ferma sul lato destro, col lunotto posteriore infranto e vicina ad essa due giovani uomini: uno, con la pistola in pugno, stava scavalcando il guard-rail verso la scarpata di destra della strada, l’altro, che indossava un casco, era in piedi in atteggiamento di attesa. Nava non sa ancora, in quel momento, che la sua vita sta per cambiare per sempre. Infatti solamente più tardi, in commissariato, apprenderà che quello a cui ha assistito è il feroce omicidio del giovane giudice coraggioso, Rosario Livatino.

Quel 21 settembre del ‘90 sarà proprio Giovanni Falcone a far intuire a Nava che, soprattutto se confermerà la sua preziosa testimonianza, insieme alla sua famiglia dovrà nascondersi, anzi sparire. Nava non ha dubbi: dire la verità è l’unica scelta possibile.

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