"Ci manda il boss Fragapane, dacci gli assegni": chiesti 6 rinvii a giudizio

Fra gli imputati il raffadalese Antonino Mangione, 37 anni e Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta arrestato nell'ultima inchiesta antimafia "Montagna"

Roberto Lampasona e Antonino Mangione

“Ci siamo informati di chi sei figlio, sappiamo tutto di te e della tua famiglia, fai quello che ti diciamo perché è stato Salvatore Fragapane a farci il tuo nome”. Antonino Mangione, 37 anni, di Raffadali, e Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta, sostiene l’accusa, avrebbero speso il nome del vecchio capomafia ergastolano per intimidire un meccanico di San Biagio Platani e farsi consegnare assegni in bianco che poi fruttarono circa 60 mila euro.

Mangione e Lampasona, vecchie conoscenze degli inquirenti per vari reati, anche di mafia (Lampasona il 23 gennaio è stato arrestato ancora per associazione mafiosa nell’inchiesta Montagna, salvo venire scarcerato dal tribunale del riesame) avrebbero commesso un’altra estorsione, a Raffadali, nel maggio del 2010, un mese dopo la prima, nei confronti di un conoscente dal quale si sarebbero fatti consegnare assegni per 17 mila euro. Il pubblico ministero Gloria Andreoli, che ha raccolto un fascicolo di inchiesta nel quale sono confluite vecchie informative e alcune intercettazioni telefoniche di altre inchieste, ha chiesto sei rinvii a giudizio per estorsione e ricettazione. Gli imputati, oltre a Lampasona e Mangione, sono: Domenico Mangione, 62 anni, di Raffadali; Concetto Giuseppe Errigo, 55 anni, di Comiso, Girolamo Campione, 41 anni, di Burgio, e Maurizio Marretta, 41 anni, di Santo Stefano. Mangione e Lampasona sono accusati di due episodi di estorsione. Il primo ai danni del meccanico che avrebbero intimidito partendo dal presupposto che, a loro dire, lo avevano aiutato a riscuotere un premio bancario. “Non pensare che questi favori li facciamo a tutti, fai quello che ti diciamo altrimenti arriva la fossa”. In questo modo il meccanico si sarebbe convinto a consegnare degli assegni in bianco firmati che poi sono stati posti all’incasso per un importo di 60 mila euro.

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Nella seconda circostanza avrebbe agito il solo Mangione, facendo leva sulla conoscenza con Lampasona, forte del suo spessore criminale, e si sarebbe fatto consegnare assegni per 17 mila euro. Gli altri imputati sono accusati di ricettazione perché avrebbero utilizzato gli assegni provento delle estorsioni. L’udienza preliminare per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, sempre se la difesa non dovesse chiedere riti alternativi, è in programma martedì prossimo davanti al giudice Stefano Zammuto.

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