Venerdì, 12 Luglio 2024
La storia / Lampedusa e Linosa

Il piccolo Christmail è di nuovo solo: tolto l’affido al medico che l’aveva soccorso nel naufragio

Si tratta del bambino che perse la madre dopo uno degli innumerevoli naufragi al largo di Lampedusa. Sembrava che per lui potesse arrivare un momento di serenità dopo tanta sofferenza, ma il sogno è svanito troppo presto

Aveva perso la madre in uno degli innumerevoli naufragi a largo di Lampedusa. Ma da quella tragedia era scaturita una storia a lieto fine, una nuova speranza: il sogno di avere una seconda madre che potesse assicurargli un futuro più dignitoso. E invece no: il piccolo Christmail è tornato orfano.

Lo avevano affidato ad Alessandra Teresi, medico rianimatore del 118 che lo aveva accolto come un figlio. Lei gli aveva preparato tutto: letto, vestiti, giocattoli. Lo aveva visto per la prima volta quando era nella morsa del freddo, dopo un viaggio allucinante nelle fredde acque del Mediterraneo. Stava tra le braccia di una delle donne partite dalla Tunisia verso l’Italia, a bordo di una “carretta del mare”.

Sei mesi, originario della Costa D'Avorio, il piccolo aveva trovato in Alessandra, suo marito e suo figlio di 14 anni una famiglia vera, pronta ad offrirgli amore e protezione.

"Il 28 aprile - racconta Alessandra Teresi - sono stata chiamata per visitare un migrante appena giunto a Lampedusa. Sullo stesso barcone su cui viaggiava c'era Christmail. Dopo il suo arrivo al centro di accoglienza mi informarono che la madre era morta mentre il papà non era riuscito a salire sul barchino rimanendo in Tunisia.  Con la pediatra ci siamo presi cura di lui. Aveva difficoltà a mangiare perché era abituato a prendere il latte dal seno. In quell’hotspot, però, lui non poteva rimanere ed io dovevo rientrare a Palermo. Ecco, quindi, che ho dato la mia disponibilità ad accoglierlo a casa mia in attesa dell’arrivo del padre. La mia famiglia non si oppose. Il tribunale dei minori, anche grazie al consenso del padre, accolse la mia richiesta”. 

Alessandra sapeva benissimo che si trattava di una condizione temporanea e che il piccolo, prima o poi, sarebbe andato con il papà. “Dopo una settimana - prosegue il suo racconto - mi hanno chiamato per andare in tribunale con il bambino perché servivano alcuni documenti. Dopo essere arrivata mi hanno tenuto in una stanza con 3 agenti e con il responsabile di una casa-famiglia. Poi mi hanno comunicato che il giudice dei minori ha revocato l'affido e che dovevo restituire il bimbo che sarebbe finito in una struttura protetta. Nessuna spiegazione, nessun cenno al motivo della revoca dell'affidamento. Mio figlio l'aveva salutato prima di andare a scuola e quando è tornato non lo ha più trovato. E’ stato un trauma, ci eravamo tanto affezionati: da noi Christmail riceveva tanto amore. Che senso ha mandarlo in una comunità quando poteva avere una famiglia fino all'arrivo del padre?”.

La polizia ha parlato ad Alessandra di “errori nella procedura di affido”. Il tribunale dei minorenni sottolinea invece di non potere rilasciare dichiarazioni sui provvedimenti che riguardano minori. 

“Io stessa - ha concluso Alessandra - ho favorito l'arrivo del genitore offrendogli una casa e un lavoro. Il nostro unico obiettivo era quello di ricongiungere Christmail con il padre e di fornire loro ogni assistenza possibile. Adesso non ci vogliono dire dove si trova e non ce lo fanno vedere. Noi per lui vogliamo solo il meglio e avevamo offerto un focolare domestico autentico, decisamente meglio di una comunità”.

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