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La via Atenea ieri notte

La via Atenea ieri notte

Centro già deserto, il grido dei commercianti: "Rischiamo di non riaprire più"

Le nuove misure del Governo penalizzeranno soprattutto le attività della ristorazione: alcuni stanno già chiudendo, ingestibile il limite delle 18

"Chiuderemo fino a data da destinarsi. Abbiamo cercato tutte le forme possibili e immaginabili per cercare di avere una possibilità, ma adesso dobbiamo fermarci".

L'annuncio delle nuove misure restrittive disposte dal Governo Conte per arginare il numero di contagi da Covid 19, che tra le altre cose impongono una chiusura alle 18 delle attività commerciali, è stato accolto con preoccupazione e vero scoraggiamento da parte dei titolari di bar e ristoranti. A scrivere le parole poco sopra riportate, un noto locale del centro città, che, appunto, ha deciso a partire da domani di chiudere i battenti sperando di poter ripartire presto in condizioni più sostenibili.

"Prima ci hanno detto di aprire prima, poi di chiudere prima. Poi hanno detto che bisognava stare tutti con le mascherine, poi tutti seduti, poi invece 'no va bene anche alzati ma distanti', poi a distanza di un metro, no anzi due; e i sanificatori; e l’igienizzante;  e i guanti, no anzi i guanti no... Insomma, ci abbiamo provato anche a costo di ridurre le nostre serate a qualcosa di poco più che una festa di compleanno, rimettendoci, a volte - hanno scritto ancora -. Ma adesso dobbiamo fermarci".

Una vera e propria resa ad un sistema che, bisogna ammetterlo, è stato in questi mesi spesso contraddittorio e che alla fine penalizzerà in particolare le attività della ristorazione e dell'intrattenimento (si pensi a cinema e teatri). 

Conte firma il nuovo Dpcm, bar e ristoranti chiusi alla 18

Prima ancora che arrivasse il nuovo Dpcm, comunque, il numero di potenziali acquirenti per le strade sembrava già essere calato in modo significativo. Ieri notte la via Atenea, pattugliata dalle forze dell'ordine a "caccia" di assembramenti, era infatti già deserta. Scenario che si è ripetuto uguale anche in altri centri della provincia.

"Quello che è stato adottato sarà verosimilmente un colpo letale per le imprese - dice Gabriella Cucchiara, presidente della Fipe Confcommercio di Agrigento -. I ristoranti e bar avevano già perso tutta la parte di clientela che riguardava il pranzo a causa del lavoro in smartworking dei dipendenti pubblici, e certamente il numero di turisti non è stato minimamente bastevole a colmare la chiusura dei mesi passati. Siamo davvero in una situazione di economia post bellica. Adesso - continua - chiudendo alle sei chi si occupa solo di ristorazione cosa fa? Vedremo le imprese chiudere ad una ad una ed è una cosa che non ci possiamo permettere. Il Governo  dovrà farsi carico di questo settore con misure concrete: basta pensare a tutto il personale che era stato richiamato e sarà adesso dovrà tornare a casa".

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Cucchiara, a nome della categoria, evidenzia come "provochi rabbia" il fatto che "dopo tutto quello che c'hanno chiesto (sanificazione, costi aggiuntivi per mascherine, disinfettanti eccetera), dopo che abbiamo fatto i controllori dei clienti, perdendone tanti per far rispettare le regole;  dopo che non c'hanno rimborsato nè garantito aiuti, adesso è due mesi che ci accusano di essere luoghi di contagio, mentre sappiamo bene che non è così. Siamo stati chiusi, abbiamo fatto sacrifici e adesso siamo nuovamente penalizzati e non è normale. Noi proteggiamo noi stessi e i clienti - conclude - ma non puoi chiedere sacrifici di questo tipo, le insegne ad uno ad uno si spegneranno".

Non tutti hanno però chiuso. Anzi. In tanti sui social annunciano ai propri clienti che rimarranno aperti anche nei prossimi giorni, rimodulando il proprio servizio e potenziando ad esempio la consegna a domicilio. In tempi di guerra, appunto, c'è anche chi combatte.

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