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LA LETTERA: Centro storico, Manganella scrive a Napolitano

LA LETTERA: Centro storico, Manganella scrive a Napolitano

LA LETTERA: Centro storico, Manganella scrive a Napolitano

Il sindaco invita il presidente della Repubblica in città

In seguito ai disagi patiti dalla città di Favara per quanto riguarda il centro storico, il sindaco Rosario Manganella scrive al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

“Signor presidente, le scriviamo dal profondo sud di questo Paese, a ridosso della Valle dei Templi, una terra fertile e generosa che ha dato natali illustri, eppure ciò che si è prodotto non è  proporzionale alla natura del suolo culturale. Qui è nato il pensiero occidentale eppure qualcosa di importante ci manca.
Senza volere generalizzare, nella nostra cultura la provvisorietà è diventata sistema di vita che la gente di questo estremo sud vive quotidianamente.
La legalità è separata dal suo opposto contrario da una linea immaginaria ed invisibile per cui anche i più onesti rischiano di trovarsi dall’altra parte.

Abbiamo bisogno di fiducia verso noi stessi e verso gli altri, che solo la presenza dello Stato ci può dare. Favara sta assistendo impotente alla distruzione del suo centro storico. Ogni singolo crollo è un pezzo delle Istituzioni che cade dall’animo dei cittadini. Quale è la via maestra da indicare alle nuove generazioni sulla fiducia nello Stato e nelle sue Istituzioni, quando non arrivano risposte alle nostre invocazioni d’aiuto? Noi da 150 anni ricominciamo dal punto iniziale. Ogni giorno si è ricominciato e si ricomincia ad emigrare, a cercare un lavoro, ad avere parità di diritti e di doveri come i nostri connazionali. Ci sentiamo italiani, di un’Italia che avvertiamo lontana. Vogliamo con orgoglio che il nostro territorio faccia parte a pieno titolo dell’Italia. Non vogliamo abituarci al degrado figlio dell’abbandono dello Stato e di una politica incapace di dare certezza alla nostra gente. Per le nuove generazioni vogliamo ribellarci al degrado e a non accettarlo come una triste fatalità. Venga un giorno da noi a vedere di persona le piaghe della nostra Favara e ad ascoltare le speranze dei nostri giovani”.

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