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Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

La sepoltura di Pirandello diventa un "giallo": ecco la ricostruzione di Castellana

L'ex direttore del museo "Griffo" interviene con un lungo post sui social e rivela: "Dentro il vaso attico ci sono ancora ceneri e resti del drammaturgo"

Sepoltura delle ceneri di Luigi Pirandello, nuove ed importantissime rivelazioni arrivano da chi quei fatti li visse in prima persona.

Nei giorni scorsi, infatti, l'ex direttore del Museo "Griffo" Giuseppe Castellana, sui social, ha pubblicato in tre "puntate" la narrazione delle vicende del cratere attico che contenne le ceneri del drammaturgo e della sepoltura delle stesse. Una ricostruzione molto minuziosa e ben diversa da quella fornita ad esempio dallo scrittore Andrea Camilleri, mai citato comunque da Castellana.

Le ceneri, appunto, contrariamente a quanto desiderato dallo scrittore del "Fu Mattia Pascal" non furono disperse, ma, dopo essere state contenute in un antico vaso greco, fuono inserite in un cilindro di metallo che venne murato nella grande pietra che si trova nei pressi della casa natale. Ma, in realtà, non tutto apparteneva allo scrittore né tutto venne sepolto.

"Insediatomi al Museo archeologico di Agrigento come direttore - racconta Castellana - mi misi al lavoro e tra le prime cose aprii la camera blindata dove solitamente venivano depositati i materiali di sequestro ed anche le monete. Nella parte alta della scaffalatura notai un bel cratere attico a figure rosse. Incuriosito lo prelevai e subito mi accorsi che era l'urna cineraria di Luigi Pirandello accompagnata da una targhettina con scritto 'vaso ritirato per ragioni cautelative di sicurezza dalla casa natale di Luigi Pirandello'. Sobbalzai per la emozione, trasferii il vaso al laboratorio di restauro e la mia collaboratrice mise le mani con i guanti di lattice in fondo al vaso e tirò  fuori piccole ossa bruciacchiate da cremazione".

Da un controllo accurato ci si accorse che fondo.al.cratere risultavano ancora "costipate delle ceneri, ossa e pezzetti di protesi dentaria" che verosimilmente, si pensò in un primo momento, non potevano che risalire a quando dentro il vaso furono trasferiti i resti cremati di Pirandello. Una notizia che si diffuse rapidamente gettando scompiglio: Castellana finì sotto l'attacco incrociato di chi lo voleva screditare e, addirittura, contro di lui fu presentata un'interrogazione parlamentare. Così l'ex direttore si rivolse ad esperti del settore dell'antropologia e dell'analisi del Dna perché i resti ossei fossero esaminati e studiati al fine di "eliminare qualsiasi dubbio sulla loro appartenenza a Luigi Pirandello". Per fare questo furono prelevati dai campioni dai molari "superstiti" presenti tra le ceneri contenute nel vaso e si confrontarono con il dna degli eredi di Pirandello. I controlli, realizzati da due laboratori, diedero lo stesso risultato:  si trattava dei resti del drammaturgo, anche se mischiati a questi vennero trovati altri dna non compatibili, segno che quando il corpo del drammaturgo fu cremato le sue ceneri si mischiarono nel forno con altri resti appartenenti ad altre persone dato che questo non era stato probabilmente pulito. Nel 2020 il vaso viene restituito alla casa museo di contrada Caos e lì è possibile osservarlo.

E i resti umani ritrovati? "Sono ancora lì dentro", spiega Castellana, sancendo quindi che lo scrittore oggi riposa (e non da solo) in ben due "tombe".

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