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Istituto Ipia, il portavoce degli studenti Medi Sicilia: "La Provincia si assuma le proprie responsabità"

Il cemento depotenziato e lo sgombero, Leandro Bianco scrive una lettera aperta invitando gli organi competenti a far luce su una questione che sta "bloccando" centinaia di giovani

Si fanno sentire gli studenti "Medi Sicilia", incuriositi ma anche indignati del caos dell'istituto Ipia Fermi. Il portavoce  Leandro Bianco scrive una lettera aperta in merito alla situazione che stanno vivendo gli studenti dell'istituto professionale di Agrigento.
 
Il cemento depotenziato e l'ordine di sgombero, il diritto allo studio e le responsabliità,  Leandro Bianco a muso duro con la Provincia.
 
"Abbiamo appreso la notizia della chiusura dell'istituto professionale per l'Industria e l'Artigianato Ipia Fermi di Agrigento - scrive Leandro Bianco portavoce reti degli studenti Medi Sicilia - a seguito della dichiarazione di inagibilità dello stesso da parte della Provincia avvenuta dopo che si è scoperto che l'edificio scolastico è stato costruito con cemento depotenziato e che quindi potrebbe essere soggetto a crolli in caso di un evento sismico. Pur trovando giusta la motivazione della chiusura dell'edificio, visto che si tratterebbe dell'ennesimo caso di scuola insicura che denunciamo in Sicilia, non tolleriamo il modo con cui la Provincia di Agrigento ha proceduto alla chiusura dell'edificio".
 
"Infatti - continua Bianco - secondo quanto ci hanno comunicato i ragazzi che frequentano l'Istituto la scuola è stata fatta chiudere improvvisamente ad una settimana prima dell'inizio delle lezioni, senza dare nessuna comunicazione prima agli studenti, senza prevedere prima un programma di interventi per la messa in sicurezza dell'edificio, senza trovare o allestire prima dei locali alternativi in cui poter disporre tutti gli studenti per iniziare regolarmente le lezioni. Così lo scorso venerdì gli studenti dell'Ipia Fermi a differenza di quelli delle altre scuole agrigentine non sono tornati a scuola, anzi una scuola non ce l'hanno più, almeno per ora". 
 
"Solo gli studenti delle classi prime - scrive Leandro Bianco - circa 300, sembrano aver iniziato le lezioni dopo essere stati sistemati temporaneamente in altri istituti della città (Brunelleschi, Sciascia e Gallo)  nell'attesa e nella speranza di ricevere una migliore sistemazione. Per gli studenti degli altri anni, circa 700, invece le lezioni dovrebbero riprendere domani sempre sistemati in quei tre istituti facendo però il turno pomeridiano dalle 15 alle 2. Una pazzia visto che la maggior parte degli studenti che sono pendolari e che devono recarsi a scuola dai vari paesi della Provincia, spesso percorrendo più di 40 km, usciti da scuola a quell'orario non troverebbero i mezzi pubblici per tornare a casa".
 
Le interrogazioni da parte del portavoce sono tante, tra queste: "Appena si è scoperto che la scuola era inagibile e che doveva essere chiusa perché non è stato comunicato subito agli studenti? Una volta dichiarata inagibile la scuola è stato rilasciato  il certificato di inagibilità?  Prima di dichiarare inagibile la scuola perché non sono stati programmati dei lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza dell'edificio che sarebbero dovuti iniziare nel momento in cui la scuola veniva sigillata? E prima di sigillare la scuola perché non si è cercato di trovare o allestire un luogo alternativo in cui mandare i ragazzi in modo che quando sarebbe stata chiusa la scuola i ragazzi avrebbero avuto un posto dove fare lezione? Quello che si è verificato a scuola è stato simile ad  un terremoto  e vanno adottate le stesse procedure di emergenza che si mettono in campo in caso di terremoto". 
 
 
"Continueremo a seguire questa vicenda - conclude Leandro Bianco - a partire dal fatto se domani questi studenti potranno veramente andare a scuola o se saranno ancora una volta presi in giro, e se è necessario apriremo una vertenza sindacale affinché i diritti degli studenti, primo di tutti il diritto allo studio, vengano garantiti e tutelati. Siamo vicini agli studenti e alle loro famiglie, ai docenti, al personale non docente e al preside in questo momento di disagio e ci auguriamo che da domani possano tornare a studiare e lavorare e che presto possano tornare a farlo anche in condizioni normali".
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