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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca Porto Empedocle

Cella piccola e fredda, scarcerato in anticipo un boss che dovrà essere risarcito

Ritenendo che il trattamento carcerario sia stato "degradante" e contrario ai principi costituzionali, al boss Domenico Seddio dovranno essere corrisposti 7.208 euro n

Per quasi tre anni è stato detenuto in una cella dove lo spazio medio a sua disposizione, considerati gli altri reclusi, era di appena 2,73 metri quadrati: il magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, scarcera in anticipo e ordina un risarcimento di 7.208 euro nei confronti del boss Domenico Seddio ritenendo che il suo trattamento carcerario sia stato “degradante” e contrario ai principi costituzionali.

Seddio, 44 anni, avrebbe dovuto finire di scontare nelle prossime settimane la seconda condanna per associazione mafiosa, inflitta nell’ambito della maxi inchiesta “Dna” che ha fatto luce sull’ennesimo tentativo di riorganizzazione mafiosa delle cosche nel versante empedoclino. La data del “fine pena” era prevista per il 17 ottobre ma il magistrato, in accoglimento del reclamo proposto dal difensore dell'empedoclino, l’avvocato Vita Maria Mazza, ha disposto la “scarcerazione immediata” e non solo: per il restante periodo di detenzione al carcere di contrada Petrusa, “trascorso - è scritto nel provvedimento - in condizioni disumane e degradanti”, Seddio dovrà essere risarcito con 8 euro al giorno che moltiplicati per 901 fanno 7.208 euro. 

Il reclamo è stato proposto nel gennaio scorso. La difesa del mafioso, che in passato è stato pure condannato nel maxi processo Akragas, lamentava “le condizioni disumane e degradanti in cui Seddio era costretto a vivere all’interno della cella “condivisa con più di tre persone, fredda, angusta e di piccole dimensioni”.

Il magistrato ha chiesto all'amministrazione penitenziaria di fornire i dati relativi alla cella dove Seddio era detenuto. “Dai calcoli elaborati – scrive il magistrato Walter Carlisi – risulta che Seddio, durante il periodo di detenzione, sia stato collocato per 1092 giorni in uno spazio pro capite, al netto di bagno, suppellettili e letto di meno di tre metri quadrati. Il magistrato sottolinea che “nelle celle in cui è stato detenuto era comunque presente la finestra che garantiva l’accesso di aria e luce naturale” ma non mancano le bacchettate all'amministrazione. “Risulta che in molte celle sono presenti infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto o da perdite dell’impianto idrico che comportavano ripercussioni negative dal punto di vista igienico e sanitario”. Nell'ordinanza si aggiunge anche che “le docce sono quasi tutte carenti di manutenzione, tali da far ritenere concreto il pericolo di insorgenza di malattie”.
 

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