Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Cattolica Eraclea

Il primo caso di revenge porn approda in aula: chiesto rinvio a giudizio per 31enne

L'uomo è accusato di avere realizzato una "rappresaglia hard" diffondendo foto e video di sesso ritraenti l'ex fidanzata

Revenge porn: a poco più di un anno dall'entrata in vigore della legge che punisce le rappresaglie hard e la diffusione non autorizzata di materiale fotografico e video, il primo caso della provincia di Agrigento si appresta ad approdare in aula.

Il pubblico ministero Sara Varazi ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di un trentunenne - Andrea Castellino, di Cattolica Eraclea -, lo stesso che, peraltro, nelle scorse ore è stato arrestato dopo un violento litigio con gli impiegati del Comune al culmine del quale avrebbe scaraventato giù dalla finestra una lampada, un tavolo, un estintore e una sedia. 

L'udienza preliminare è stata fissata per l'8 febbraio e si celebrerà davanti al giudice Luisa Turco. Il difensore, l'avvocato Salvatore Pennica, potrà chiedere riti alternativi come l'abbreviato o il patteggiamento. In caso contrario sarà il gup a decidere se disporre il rinvio a giudizio. 

La vicenda muove i suoi primi passi a marzo. I carabinieri hanno eseguito, su mandato del pm, un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti del trentunenne, che ha alle spalle alcune vicissitudini giudiziarie per reati spiccioli, accusato di "diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti": si tratta della nuova norma che, in sostanza, punisce chi diffonde a terzi immagini e video intimi, la cui circolazione rischia di diventare sempre più incontrollata a causa del proliferare dei social network e delle applicazioni di messaggistica di larghissimo consumo.

Sarebbe il caso del trentunenne denunciato dieci giorni prima dall'ex fidanzata che sostiene di avere appreso che l'uomo ha diffuso immagini e altro materiale dal contenuto esplicito che fa riferimento alla loro precedente relazione. La nuova fattispecie è punibile con una pena da uno a sei anni di reclusione. 

Il riscontro alla denuncia sarebbe arrivato dal sequestro di computer, telefoni cellulari, hard disk e supporti informatici. 

Vicenda che, adesso, sarà sottoposta al vaglio dell'udienza preliminare.

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