"Nenti vitti e nenti sacciu", teste fa marcia indietro a processo per omicidio e finisce sotto inchiesta

La proverbiale frase simbolo della reticenza è stata pronunciata sul serio da un vicino del marmista Giuseppe Miceli

Da sinistra Miceli e Sciortino

"Nenti vitti e nenti sacciu". Vincenzo Raneli, l'anziano e ammalato vicino della vittima, trasportato in ospedale con l'ambulanza e una squadra con medico e infermiere al seguito, lo ha detto sul serio, rispondendo al pubblico ministero Gloria Andreoli che, per l'ennesima volta, cercava di chiedergli spiegazioni sul perché - dopo avere detto ai carabinieri che la sera dell'omicidio aveva sentito "rumori così forti da essere stato costretto ad alzare il volume del televisore" - continuava a ripetere in aula di non avere sentito nulla.

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Il processo è quello per l'omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, massacrato nel suo laboratorio nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015. Raneli, che abita proprio accanto al luogo del delitto, aveva detto di avere sentito dei rumori ma ieri, sentito in aula, ha negato, anche con una frase troppo plateale e proverbiale (“nenti vitti e nenti sacciu”) finendo per questo, come annunciato dal pm, sotto inchiesta per falsa testimonianza. L'unico imputato è l’operaio cinquantacinquenne Gaetano Sciortino. 

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