Domenica, 21 Luglio 2024
Il giallo / Cattolica Eraclea

L'omicidio del marmista senza un colpevole? La procura generale impugna l'assoluzione dell'imputato

All'operaio 59enne Gaetano Sciortino in primo grado erano stati inflitti 24 anni di reclusione per il delitto di Giuseppe Miceli, massacrato a 67 anni nel suo ambulatorio 8 anni fa, ma la sentenza è stata ribaltata in Corte di assise di appello. Anche il legale dei familiari della vittima chiede la condanna

Il sostituto procuratore generale di Palermo, Giuseppe Fici, ha impugnato il verdetto, emesso lo scorso 22 giugno, dalla Corte di assise di appello di Palermo che aveva assolto Gaetano Sciortino, 59 anni, di Cattolica Eraclea, accusato dell’omicidio del marmista del paese Giuseppe Miceli, ucciso il 6 dicembre 2015 all’interno del suo laboratorio.

L'artigiano è stato massacrato con gli arnesi usati per il suo lavoro e fu colpito probabilmente con un motorino dell'acqua al volto. Sciortino, operaio di 59 anni, difeso dagli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, fu condannato in primo grado a 24 anni di reclusione dalla Corte di assise di Agrigento. 

gaetano sciortino omicidio cattolica-2

In appello la sentenza è stata ribaltata. L'imputato (nella foto in alto) sarebbe stato tradito da due prove: un video, dalla qualità non eccelsa, che proverebbe il pedinamento con l'auto nei confronti della vittima nelle ore precedenti l'omicidio, e una scarpa. Nel luogo dell'omicidio è stata trovata un'impronta di una scarpa compatibile con quella recuperata in un dirupo che l'imputato, secondo quanto emergeva dalle indagini e dalle intercettazioni, avrebbe cercato di fare sparire.

Marmista massacrato e ucciso per rapina: condanna a 24 anni

Un altro elemento che ha indirizzato gli inquirenti su Sciortino è stato il presunto furto di alcune viti di trapano che i figli dell'imputato, secondo quanto si sente da una microspia posizionata nell'auto, hanno cercato di disperdere dandogli fuoco. Sfugge l'esatto movente che, comunque, sarebbe da ricondurre a una rapina. I giudici di appello, in ogni caso, non hanno valutato come schiaccianti le prove a suo carico. 

Anche il difensore di parte civile, l'avvocato Antonino Gaziano, che difende i familiari della vittima, ha impugnato il verdetto contestando la sentenza di appello che trascurerebbe, secondo quanto contenuto nel ricorso, alcuni elementi che proverebbero con certezza che a uccidere Miceli è stato Sciortino.

La vicenda, quindi, è ancora aperta e il caso sarà discusso in Cassazione nei prossimi mesi. 

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