Marmista massacrato nel suo laboratorio, il pm: "Imputato agli arresti per tutto il processo"

Il magistrato della Procura sollecita la sospensione dei termini di custodia cautelare per il cinquantacinquenne Gaetano Sciortino

Da sinistra Miceli e Sciortino

Gerlando Cardinale
“Il procedimento è di particolare complessità, restano da sentire ancora numerosi testi. È necessario sospendere i termini di custodia cautelare che scadrebbero il 21 marzo”. È la richiesta del pubblico ministero Gloria Andreoli al processo per l’omicidio di Giuseppe Miceli, il marmista di 67 anni, massacrato nel suo laboratorio nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015. L’unico imputato, l’operaio Gaetano Sciortino, 55 anni, da quasi due mesi si trova agli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

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Il magistrato della Procura, adesso, ritiene che, il processo potrebbe non concludersi entro la scadenza dei termini e ha chiesto ai giudici di sospenderli. I difensori dell’imputato, gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, si sono opposti e la Corte presieduta da Wilma Angela Mazzara scioglierà la riserva nei prossimi giorni. Ieri, intanto, è proseguita la deposizione del maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri, Pompeo Chirico. All’udienza precedente aveva raccontato la svolta investigativa. “Sciortino ha seguito Miceli tutto il giorno in maniera ossessiva, passando e ripassando con l’auto anche davanti al suo laboratorio. Dopo sei mesi, visionando le immagini di videosorveglianza della zona - aveva aggiunto Chirico -, ci siamo accorti della presenza di un uomo con la valigia e in atteggiamento sospetto, nel giorno che precede l’omicidio. Abbiamo seguito il percorso della Fiat Punto e identificato, con un’altra telecamera, la targa. È quella di Sciortino che, peraltro, in alcuni fotogrammi è visibile in volto”. 

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