Marmista massacrato, maresciallo rivela: "L'imputato lo pedinava in maniera ossessiva"

Un carabiniere del nucleo investigativo ha ricostruito la svolta dell'indagine: "Abbiamo visto un uomo in atteggiamento sospetto con la valigia": i figli di Sciortino scoperti a bruciare delle punte di trapano di Miceli

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro Miceli

“Lo ha seguito tutto il giorno in maniera ossessiva, passando e ripassando con l’auto anche davanti al suo laboratorio”. Il maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri, Pompeo Chirico, ricostruisce in aula il momento della svolta investigativa. Il processo, in corso davanti alla Corte di assise presieduta da Wilma Angela Mazzara, è quello per l’omicidio di Giuseppe Miceli, il marmista di 67 anni, massacrato nel suo laboratorio nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015.

“Dopo sei mesi, visionando le immagini di videosorveglianza della zona – aggiunge Chirico -, ci siamo accorti della presenza di un uomo con la valigia e in atteggiamento sospetto, nel giorno che precede l’omicidio. Abbiamo seguito il percorso della Fiat Punto e identificato, con un’altra telecamera, la targa. È quella di Sciortino che, peraltro, in alcuni fotogrammi è visibile in volto”.

Abbiamo iniziato a intercettare lui e i suoi figli – ha aggiunto il carabiniere rispondendo al pubblico ministero Gloria Andreoli – e abbiamo scoperto che hanno cercato di incendiare in campagna delle punte di trapano che appartenevano alla vittima”. 

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