"Marmista massacrato nel suo laboratorio", imputato libero dopo due anni e mezzo

Gaetano Sciortino, 56 anni, sottoposto all'obbligo di dimora: il processo è ormai agli sgoccioli

Da sinistra Giuseppe Miceli e Gaetano Sciortino

La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha rimesso in libertà, applicando il solo obbligo di dimora a Cattolica Eraclea, il cinquantaseienne Gaetano Sciortino, accusato dell'omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, massacrato nel suo laboratorio nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015.

I giudici hanno accolto la richiesta dei difensori, gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, e hanno alleggerito ulteriormente la misura cautelare degli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico, che gli era stata applicata nel maggio dell'anno scorso dopo un anno e mezzo di carcere. Le esigenze cautelari, in considerazione del decorso del tempo, del suo comportamento corretto e, probabilmente, della ravvicinata scadenza dei termini, sono state ritenute cessate.

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Il movente del delitto non è stato mai accertato. A tradire Sciortino sarebbe stato il tentativo, scoperto dai carabinieri, di occultare delle punte di trapano della vittima e di far sparire un paio di scarpe, probabilmente usate per compiere l’omicidio. La vittima è stata brutalmente massacrata con degli arnesi da lavoro e alcune lastre di marmo. 

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