Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

"Marmista massacrato nel suo laboratorio", imputato libero dopo due anni e mezzo

Gaetano Sciortino, 56 anni, sottoposto all'obbligo di dimora: il processo è ormai agli sgoccioli

Da sinistra Giuseppe Miceli e Gaetano Sciortino

La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha rimesso in libertà, applicando il solo obbligo di dimora a Cattolica Eraclea, il cinquantaseienne Gaetano Sciortino, accusato dell'omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, massacrato nel suo laboratorio nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015.

I giudici hanno accolto la richiesta dei difensori, gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, e hanno alleggerito ulteriormente la misura cautelare degli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico, che gli era stata applicata nel maggio dell'anno scorso dopo un anno e mezzo di carcere. Le esigenze cautelari, in considerazione del decorso del tempo, del suo comportamento corretto e, probabilmente, della ravvicinata scadenza dei termini, sono state ritenute cessate.

Il movente del delitto non è stato mai accertato. A tradire Sciortino sarebbe stato il tentativo, scoperto dai carabinieri, di occultare delle punte di trapano della vittima e di far sparire un paio di scarpe, probabilmente usate per compiere l’omicidio. La vittima è stata brutalmente massacrata con degli arnesi da lavoro e alcune lastre di marmo. 

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