"Estorsione per la gestione dello stadio", riparte processo per sei imputati

Il presidente di un'associazione insiste e appella la sentenza di assoluzione chiedendo il risarcimento

Soldi e minacce in cambio della gestione dello stadio comunale di Cattolica: l’imprenditore, dalla cui denuncia è scaturito il processo, insiste e appella la sentenza di assoluzione. È ripartito ieri in Corte di appello, solo per decidere sulla richiesta di risarcimento della parte civile visto che la Procura non ha impugnato il verdetto, il processo scaturito da un’inchiesta che ipotizzava pressioni indebite dietro l'affidamento della gestione dello stadio di Cattolica Eraclea. Gli imputati, nei cui confronti lo stesso pubblico ministero Carlo Cinque in primo grado aveva chiesto l'assoluzione, erano sette: Giuseppe Costanza, 52 anni; Gaspare Tutino, 65 anni; Carlo Calogero Baldone, 50 anni; Giuseppe Schembre, 40 anni; Francesco Gambino, 54 anni; Giuseppe Lauricella, 10 anni; tutti componenti di un'associazione sportiva e l'ingegnere Valeria Maria Tutino, 40 anni, all'epoca dei fatti dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune.

Quest’ultima è l’unica a uscire del tutto dal processo perché la parte civile non ha impugnato il verdetto nei suoi confronti. I reati contestati erano la diffamazione, la tentata estorsione e l'abuso di ufficio. L'ingegnere Tutino, in particolare, era accusata di avere emesso una determina con la quale assegnava un contributo di 4mila euro a un’associazione di cui il padre Gaspare e il marito Giuseppe Schembre erano membri e quindi, secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica, sarebbe stata incompatibile a trattare quella pratica.

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Ma non solo: il provvedimento, emesso il 7 dicembre del 2011, sempre secondo l'ipotesi accusatoria che non ha retto al vaglio del processo, sarebbe stato illegittimo anche perché contrastava con un’ordinanza del sindaco ed era privo di documentazione. Una tesi che è stata smentita dagli imputati che, durante il processo, hanno sostenuto la legittimità del provvedimento sia in relazione alla conformità con quello precedente del sindaco che riguardo ai documenti. Tutti gli altri imputati (il collegio difensivo era composto dagli avvocati Santo Lucia, Angelina Spagnolo e Giovanni Vaccaro) erano accusati di tentata estorsione: secondo la Procura i componenti dell’associazione sportiva dilettantistica avrebbero cercato di convincere il presidente di un’altra associazione, che si è costituito parte civile e ha impugnato pure le assoluzioni, con minacce e aggressioni verbali, a cedere loro la società per incassare i contributi pubblici. Così, secondo il suo racconto, avrebbe trovato la struttura chiusa negli orari in cui era stato autorizzato dal sindaco a utilizzarla e poi sarebbe stato costretto per oltre un anno a pagare una somma mensile fra i 70 e i 100 euro per usare lo stadio.

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